La Cattedrale di Gorizia

Consolare

domenica 27 aprile 2008 di don Sinuhe Marotta

Durante queste domeniche di Pasqua, la Chiesa ci guida a crescere nella capacità di testimoniare la risurrezione del Signore Gesù. Ce lo ricorda anche l’Apostolo Pietro, quando ci esorta ad essere “sempre pronti a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi” (1 Pt 3,15).

I passi da compiere sono stati ben segnati dalle nostre liturgie: dallo straordinario passaggio della Pasqua al crescere nel credere con Tommaso, al tornare a sperare con i due di Emmaus, sino all’invito a restare abbarbicati alla Vita offerta dal Pastore buono, l’unico da seguire con tutto noi stessi.

Ma davanti alla solitudine che avvertiamo, dovuta alla distanza dal nostro Signore, ecco che Egli stesso si preoccupa di consolare i nostri cuori, così che possiamo con più coraggio raccontare di Lui ai nostri figli.

In tutta la sua ultima Cena, Gesù cerca di preparare i suoi a quella esperienza fondamentale che sarà la solitudine di fronte ad un mondo difficile e spesso ostile, solitudine avvertita da chiunque desideri amare il Signore e osservare i suoi comandamenti.

Così Egli dopo la Pasqua ha voluto allontanarsi e in un certo senso separarsi da noi, come una madre che non tiene in sé il figlio più di nove mesi, come un bravo allenatore che sa lasciare solo l’allievo nella sua prima partita, come un buon maestro, che attende con impazienza il momento della partenza del suo discepolo affinché diventi lui stesso autonomo e maestro di altri a sua volta.

Ma in ogni evoluzione o rapporto personale che ci capiti di vivere, la solitudine è un compito faticoso il cui esito non è scontato. Ecco perché il Signore ci manda un Consolatore, Qualcuno che possa discretamente stare “con” noi che siamo “soli”. Questi resterà con noi per sempre.

È Spirito di Verità e non sarà visibile o tangibile da tutti come lo era il Cristo nei suoi giorni terreni: Egli si riserverà per i credenti, per gli amici e i testimoni del Signore.

Egli parlerà “da dentro” il cuore di chi ama il Signore, di chi accoglie i suoi comandamenti e li osserva. Per questo motivo il mondo – che qui indica tutti coloro che vogliono vivere ignorando il Signore Dio - non lo potrà conoscere.

Ma il Consolatore parlerà ai credenti anche “da fuori” e si lascerà portare dalle parole della Chiesa e dei suoi Apostoli. Nella prima lettura odierna tratta dagli Atti, Filippo parla con coraggio di Cristo e lo fa conoscere ad una sconosciuta città della Samaria, che si riempie di consolazione, di guarigione e di gioia.

Non lo abbiamo sentito anche noi, il Consolatore, nella voce dei profeti, nei gesti dei santi, nel coraggio dei martiri di oggi e di ogni tempo?


Dal Vangelo di Giovanni 14,15-21

« In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi.

Non vi lascerò orfani: verrò da voi. Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi” ».


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