La Cattedrale di Gorizia

Attenti alle cose

domenica 25 maggio 2008 di don Sinuhe Marotta

Lungo tutto il Vangelo, mai il Signore se la prende così tanto come contro l’attaccamento che noi proviamo verso le cose e i beni della terra.

Che strano questo fatto, però. Gesù non se la prende tanto neppure con i cattivi, che – anzi – cercherà lui stesso e guarirà nel loro cuore; non se la prende con tanta veemenza neppure contro i senza religione o i pagani, i quali a volte sono presi invece ad esempio, come quando guarirà la figlia della donna straniera sirofenicia o il servo del centurione romano, citando questi come portatori di una fede più grande di quanto abbia trovato in Israele.

Invece, quando parla del rapporto degli uomini con le cose diventa implacabile e pone un’alternativa terribile: o Dio o le ricchezze.

“Non potete servire a due padroni”, dirà, come se i beni e il denaro – così necessari per la vita – avessero un fascino tale da incantare e asservire come signori il fragile cuore umano. “Se avrai due padroni, odierai l’uno e amerai l’altro”, conclude, e anche il contrario poi non fa tanta differenza.

In fondo anche Mosè aveva ricordato questa necessaria totalità di adesione al Signore Dio, quando chiese a Israele di amarlo “con tutto il cuore, con tutta l‘anima e con tutte le forze” (Dt 6,5).

Che giudizio, allora, sulla nostra epoca presente; che drammatica sentenza sulla nostra società, tutta protesa alla produzione, acquisto e consumo di beni e di cose, tanto da cancellare quasi in essa anche il più piccolo posto per Dio!

Le parole del Signore non potrebbero però suonare offensive nei confronti di tanti che provano insicurezza davanti al futuro proprio e della propria famiglia, specie davanti all’incertezza del lavoro? Ma non potremmo piuttosto ribadire che è proprio il desiderio di un profitto illimitato da parte di persone e gruppi potenti ad aver accelerato a tal misura la corsa del sistema economico mondiale, tanto da farne restar fuori parti crescenti dell’umanità?

Non è che forse il Signore ha ragione e che l’amore al mammona, al profitto, alle cose non si volge soltanto contro Dio ma immediatamente anche contro l’uomo?

Forse ha ragione Maurice Bellet, in un suo breve saggio di qualche anno fa, quando elogia l’astinenza, forma decisa di dissidenza contro la monetarizzazione di ogni dimensione della vita umana.

Che sia giunto il tempo in cui dobbiamo preoccuparci di dare di meno ai nostri figli e non di più, come invece i nostri padri hanno caparbiamente cercato di fare nel secolo appena trascorso?


Dal Vangelo di Matteo 6,24-34

« Nessuno può servire a due padroni: o odierà l’uno e amerà l’altro, o preferirà l’uno e disprezzerà l’altro: non potete servire a Dio e a mammona.

Perciò vi dico: per la vostra vita non affannatevi di quello che mangerete o berrete, e neanche per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita forse non vale più del cibo e il corpo più del vestito? ».


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