La Cattedrale di Gorizia

Avere un fondamento

domenica 1 giugno 2008 di don Sinuhe Marotta

Non cadere, questo è il problema. Tenere nella tempesta, questa è la sfida. Resistere alle intemperie, questa è la vita.

E non solo per le nostre case. Anche se terribile è stata l’immagine al telegiornale di alcuni giorni or sono in cui, dopo il catastrofico terremoto nello Sichuan, veniva mostrato un ragazzo cinese, con alle spalle un enorme ammasso di macerie che doveva essere la sua scuola, sbriciolare con facilità tra le sue mani quello che avrebbe dovuto essere del cemento, mentre piangeva le centinaia di piccoli compagni rimasti sepolti sotto il peso dell’inconsistenza della struttura.

Ma quello di non cadere è un compito anche per le persone, per noi. Molti restano sconvolti, infatti, scoprendo che nella vita arrivano le malattie, gli imprevisti, le disgrazie, la morte. E se la prendono con Dio perché consente tutto questo. Probabilmente è una reazione legittima.

Ma non esiste purtroppo un’altra vita, né un altro mondo, almeno dal peccato originale in poi. Il problema, allora, è di avere un fondamento che ci consenta di resistere e reagire davanti ai colpi della vita.

Incapaci di tenere, questo potrebbe essere il dramma, allora. Uomini fortunati non sono gli esonerati dai problemi e dalle difficoltà, ma coloro che hanno trovato un fondamento valido ai propri giudizi e alle proprie scelte, un fondamento che regga di fronte alle sfide della vita.

Potremmo domandarci se la nostra epoca – che sembra aver abbandonato il cristianesimo – abbia trovato un fondamento migliore e più solido. Tengono i nostri rapporti d’amore di fronte alla pioggia continua degli anni? Tengono i nostri ragazzi davanti ai temporali delle frustrazioni e dei loro piccoli fallimenti? Tengono i genitori di fronte alle insistenze straripanti dei figli? Tengono gli educatori davanti all’alluvione petulante dei più giovani?

Gesù oggi ci offre la sua Parola come fondamento certo alla nostra esistenza. Una Parola che scende dall’alto, da Dio, parola sicura che già Mosè vedeva come Parola di benedizione, Parola di vita da tenere sempre in evidenza sulla mano, da tenere davanti agli occhi, da piantare nel profondo del cuore (“ri-cordare”).

Il Signore ci ricorda che per tenere nella vita a poco serve esser credenti, se non si è piuttosto praticanti della sua Parola. “Non chi dice: Signore Signore, entrerà nel Regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli”.

“O Dio, fa’ che la tua Parola diventi il fondamento
dei nostri giudizi e delle nostre scelte,
perché non siamo travolti dai venti delle opinioni umane,
ma resistiamo saldi nella fede”.


Dal Vangelo di Matteo 7,21-27

« In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Non chiunque mi dice: “Signore, Signore”, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli.

Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia ».


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