La Cattedrale di Gorizia

«Donaci la tua presenza di pace»

domenica 10 agosto 2008 di don Sinuhe Marotta

Come sono umani i discepoli del Signore! Sembra che abbiano bisogno della tempesta per riconoscere Gesù come Messia e Figlio di Dio in mezzo a loro: “quelli che erano sulla barca gli si prostrarono davanti dicendo: tu sei veramente il Figlio di Dio!”.

E che strani siamo noi esseri umani! Sembra che abbiamo bisogno delle tempeste della vita per alzare lo sguardo e rivolgerlo a Colui che è il Signore del Cielo, della Terra e di tutti gli abissi nei quali la nostra testardaggine ci fa sprofondare: “Ti prego, Signore, salvami!”, scongiura il discepolo Pietro. Anch’egli infatti gridò così, quando stava per esser inghiottito dalle onde.

Ma almeno lui affrontò i flutti per obbedire all’invito del Signore; noi invece, purtroppo, spesso veniamo sommersi dalle onde del male quando abbandoniamo i buoni insegnamenti e la pratica dei comandamenti che abbiamo appreso nella barca della nostra Chiesa e vogliamo vivere appoggiati a noi stessi e inseguendo i nostri desideri.

E che familiarità con le forze della natura presenta nostro Signore, una familiarità straordinariamente autorevole, tanto da camminare sopra le onde in tempesta come su di un prato e da tranquillizzarle con un niente, come fanno i padroni con i loro grossi cani, che diventano mansueti e affettuosi con un solo richiamo o una carezza.

Davvero il Cristo è il Dio della Bibbia, colui “che domina le acque”, Colui la cui “via è sul mare e i suoi sentieri sulle grandi acque” (Sal 76). Egli domina la tempesta e sa trasformarla in pace. Non si lascia spaventare dalla prima, ma dove passa Lui scende la pace e la serenità.

Ben lo ha esperimentato il profeta Elia, quando - dopo la tempesta del conflitto e della persecuzione da parte della regina Gezabele – fu costretto a rifugiarsi sul monte Oreb, che diventerà davvero il monte di Dio. Perché lì il Signore gli venne incontro, non negli sconvolgimenti della natura ma in un sottile silenzio, come di una brezza leggera.

Forse anche noi avremmo bisogno di cercare maggiormente pace e silenzio, per poterci lasciare raggiungere dal mormorio di Dio che sa parlare al nostro cuore attraverso le parole della Scrittura e della bellezza della natura.

Come faceva Gesù, del resto, nelle sue lunghe notti di preghiera, solo, sul monte.


Dal Vangelo di Matteo 14,22-33

« La barca intanto distava già qualche miglio da terra ed era agitata dalle onde, a causa del vento contrario. Verso la fine della notte egli venne verso di loro camminando sul mare.

I discepoli, a vederlo camminare sul mare, furono turbati e dissero: «È un fantasma» e si misero a gridare dalla paura. Ma subito Gesù parlò loro: «Coraggio, sono io, non abbiate paura».

Pietro gli disse: «Signore, se sei tu, comanda che io venga da te sulle acque». Ed egli disse: «Vieni!». Pietro, scendendo dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù.

Ma per la violenza del vento, s’impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!».

Appena saliti sulla barca, il vento cessò.

Quelli che erano sulla barca gli si prostrarono davanti, esclamando: “Tu sei veramente il Figlio di Dio!” ».


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