Davvero il cristianesimo riscrive la grammatica dell’esistenza umana! Già domenica scorsa ce n’eravamo accorti, nella meditazione di fronte al mistero della morte, questa diventata un sonno, i defunti trasformati in dormienti in attesa di risveglio.
Oggi, invece, i viventi sono giudicati degli addormentati, se non conoscono la venuta di Cristo e vivono come se Dio non ci fosse. Così infatti Paolo esorta i cristiani di Salonicco: “non dormiamo dunque come gli altri, ma vigiliamo e siamo sobri” (1 Ts 5,6).
Che giudizio tagliente sui contemporanei! Perché dormono? Perché credono che il futuro dipenda dalle loro analisi – “quando la gente dirà: C’è pace e sicurezza….” – mentre in realtà è nelle mani di Dio: “il giorno del Signore verrà come un ladro di notte” (1 Ts 5,2).
Dormono perché non sono sobri, ma vivono stordendosi con le tante cose da fare e imbottendosi di sensazioni, mentre i figli del giorno restano vigili e con il cuore e l’orecchio protesi al loro Signore che parla e che viene.
Dormono perché compiono il male e opprimono i loro simili, sono cioè nelle tenebre, mentre i credenti vivono nella fede e nell’amore, cioè sono figli della luce e pieni di speranza.
Infatti, se per quelli il giorno del Signore verrà come un ladro, strappando loro le quattro carabattole per le quali si sono affannati tutta la vita, per i credenti in Cristo il futuro è la porta dalla quale entrerà Cristo stesso, gioioso e con le mani ricolme della ricompensa promessa, che andrà a moltiplicare il tanto già ricevuto in vita.
Essere svegli significa allora vivere la vita come un dono ricevuto – “talento” - da donare a propria volta, fatto fruttificare nell’impegno per la trasformazione e custodia del nostro splendido pianeta.
Essere figli della luce significa “aprire le palme al misero e stendere la mano al povero”, come ricorda Proverbi alla comunità umana, che Dio sogna come una donna forte e piena di valori.
Essere figli del giorno significa non avere paura davanti alle sfide del presente e del domani, vivendo come in difesa e lasciando svalutare il piccolo capitale spirituale ricevuto nella propria infanzia; piuttosto essere coraggiosi e intraprendenti, impiegando le proprie risorse umane, spirituali e materiali per far crescere la comunità, la nostra società civile, il Regno di Dio in questo mondo.
Pochi o tanti che siano i talenti ricevuti.
Dalla lettera di S. Paolo apostolo ai Tessalonicesi (1Ts 5,1-6)
« Riguardo ai tempi e ai momenti, fratelli, non avete bisogno che ve ne scriva; infatti sapete bene che il giorno del Signore verrà come un ladro di notte. E quando la gente dirà: «C’è pace e sicurezza!», allora d’improvviso la rovina li colpirà, come le doglie una donna incinta; e non potranno sfuggire.
Ma voi, fratelli, non siete nelle tenebre, cosicché quel giorno possa sorprendervi come un ladro. Infatti siete tutti figli della luce e figli del giorno; noi non apparteniamo alla notte, né alle tenebre.
Non dormiamo dunque come gli altri, ma vigiliamo e siamo sobri. ».
