La Cattedrale di Gorizia

“Non dormiamo, dunque, come gli altri…”

domenica 16 novembre 2008 di don Sinuhe Marotta

Davvero il cristianesimo riscrive la grammatica dell’esistenza umana! Già domenica scorsa ce n’eravamo accorti, nella meditazione di fronte al mistero della morte, questa diventata un sonno, i defunti trasformati in dormienti in attesa di risveglio.

Oggi, invece, i viventi sono giudicati degli addormentati, se non conoscono la venuta di Cristo e vivono come se Dio non ci fosse. Così infatti Paolo esorta i cristiani di Salonicco: “non dormiamo dunque come gli altri, ma vigiliamo e siamo sobri” (1 Ts 5,6).

Che giudizio tagliente sui contemporanei! Perché dormono? Perché credono che il futuro dipenda dalle loro analisi – “quando la gente dirà: C’è pace e sicurezza….” – mentre in realtà è nelle mani di Dio: “il giorno del Signore verrà come un ladro di notte” (1 Ts 5,2).

Dormono perché non sono sobri, ma vivono stordendosi con le tante cose da fare e imbottendosi di sensazioni, mentre i figli del giorno restano vigili e con il cuore e l’orecchio protesi al loro Signore che parla e che viene.

Dormono perché compiono il male e opprimono i loro simili, sono cioè nelle tenebre, mentre i credenti vivono nella fede e nell’amore, cioè sono figli della luce e pieni di speranza.

Infatti, se per quelli il giorno del Signore verrà come un ladro, strappando loro le quattro carabattole per le quali si sono affannati tutta la vita, per i credenti in Cristo il futuro è la porta dalla quale entrerà Cristo stesso, gioioso e con le mani ricolme della ricompensa promessa, che andrà a moltiplicare il tanto già ricevuto in vita.

Essere svegli significa allora vivere la vita come un dono ricevuto – “talento” - da donare a propria volta, fatto fruttificare nell’impegno per la trasformazione e custodia del nostro splendido pianeta.

Essere figli della luce significa “aprire le palme al misero e stendere la mano al povero”, come ricorda Proverbi alla comunità umana, che Dio sogna come una donna forte e piena di valori.

Essere figli del giorno significa non avere paura davanti alle sfide del presente e del domani, vivendo come in difesa e lasciando svalutare il piccolo capitale spirituale ricevuto nella propria infanzia; piuttosto essere coraggiosi e intraprendenti, impiegando le proprie risorse umane, spirituali e materiali per far crescere la comunità, la nostra società civile, il Regno di Dio in questo mondo.

Pochi o tanti che siano i talenti ricevuti.


Dalla lettera di S. Paolo apostolo ai Tessalonicesi (1Ts 5,1-6)

« Riguardo ai tempi e ai momenti, fratelli, non avete bisogno che ve ne scriva; infatti sapete bene che il giorno del Signore verrà come un ladro di notte. E quando la gente dirà: «C’è pace e sicurezza!», allora d’improvviso la rovina li colpirà, come le doglie una donna incinta; e non potranno sfuggire.

Ma voi, fratelli, non siete nelle tenebre, cosicché quel giorno possa sorprendervi come un ladro. Infatti siete tutti figli della luce e figli del giorno; noi non apparteniamo alla notte, né alle tenebre.

Non dormiamo dunque come gli altri, ma vigiliamo e siamo sobri. ».


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