Tempo di Avvento, tempo di volgere lo sguardo in alto; e lontano. Tempo di maggiore vigilanza interiore, tempo di rinfocolare l’attesa del ritorno di Cristo.
È tempo di non lasciarci inghiottire dai veloci ritmi quotidiani né dalle tante cose da fare, ma – come il bravo muratore – fermarsi a metà della costruzione del muro e traguardarlo d’infilata, lungo il filo a piombo, sino là in fondo, per vedere se cresce diritto; e immaginarlo già fatto, bello alto, e poi soltanto continuare con quella direttrice negli occhi e nel cuore.
È la prospettiva del fine, infatti, che sostiene il nostro oggi; è la visione della fine che guida il nostro presente, e questo capita in tutte le cose, anche in quelle umane. È il sogno della casa tutta nostra che ci spinge a lavorare con impegno e ad accendere il mutuo; è il desiderio che un giorno i nostri figli siano autonomi e sani interiormente che ci spinge ad educarli oggi con pazienza.
È l’attesa intensa del Giorno del Signore e la certezza dell’incontro con Lui al termine della vita terrena che ci spinge ad arricchirci oggi “di tutti i doni, quelli della parola e quelli della scienza” (1Cor 1, 5).
Che può significare, in pratica, questa tensione verso “la manifestazione del Signore Gesù Cristo”? Ad esempio, sentirci come servitori ai quali sono state date le chiavi del palazzo e la responsabilità di tutti i dipendenti, per tenere le veci del proprietario, in attesa del suo ritorno (Mc 13,34).
Ce lo immaginiamo come potrebbe diventare il nostro pianeta se questa consapevolezza fosse ben stampata nelle nostre menti e nei nostri affetti: ognuno amorevolmente responsabile dell’altro; tutti assieme responsabili della nostra casa che è la terra, con l’attenzione quasi professionale di chi sa che non è cosa propria, ma data in affidamento, in attesa del ritorno del proprietario?
Anche la notte, allora – la notte delle idee, delle risorse, o delle tante nostre paure – resterebbe illuminata dal chiarore dell’attesa fiduciosa di nostro Signore: “Vigilate, dunque, perché non sapete quando il padrone di casa verrà, se alla sera, o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino” (cfr. Mc13,35).
Chiediamola, allora, questa grazia che ci suggerisce oggi l’apostolo Paolo: di sentire che il Signore ci “confermerà sino alla fine”, la grazia di essere trovati “irreprensibili nel giorno del Signore nostro Gesù Cristo”, perché “Dio è fedele”, davvero, Lui che ci ha chiamati alla comunione del Figlio suo.
Dalla prima lettera ai Corinzi 1,3-9
« Fratelli, grazia a voi e pace da Dio Padre nostro e dal Signore Gesù Cristo!
Rendo grazie continuamente al mio Dio per voi, a motivo della grazia di Dio che vi è stata data in Cristo Gesù, perché in lui siete stati arricchiti di tutti i doni, quelli della parola e quelli della conoscenza.
La testimonianza di Cristo si è stabilita tra voi così saldamente che non manca più alcun carisma a voi, che aspettate la manifestazione del Signore nostro Gesù Cristo. Egli vi renderà saldi sino alla fine, irreprensibili nel giorno del Signore nostro Gesù Cristo. Degno di fede è Dio, dal quale siete stati chiamati alla comunione con il Figlio suo Gesù Cristo, Signore nostro! ».
