La Cattedrale di Gorizia

Benedetti con ogni benedizione

domenica 4 gennaio 2009 di don Sinuhe Marotta

Riascoltare le parole buone che ci sono state indirizzate, anzi, la Parola più buona di tutte perché viene dall’alto, divina: è un esercizio buono per il nostro spirito.

Ripetere quella canzone che ci ha toccato il cuore, lo facciamo anche noi, a volte, se la vita non viene troppo soffocata dai ritmi vorticosi che ci impone il mercato. Anzi: ripetere il canto degli angeli che annunciano gloria a Dio e pace agli umani è un esercizio salutare per la nostra anima.

Riguardare, un’altra volta, l’immagine tenera del nostro amore, lo facciamo anche noi, a volte, se non ci sentiamo troppo importanti per avere troppe cose da fare, riguardando il visino paffuto e sereno del bimbo addormentato tra le nostre braccia o la foto sorridente del nostro amore sulla scrivania: è un esercizio santo per il nostro spirito.

Così fa la Chiesa oggi, riproponendoci le immagini del Natale di Cristo, come fosse lui la Sapienza che sta alla radice della ragionevolezza e della bellezza dell’universo intero.

Per questo motivo, con san Paolo possiamo – anzi dobbiamo – benedire il Padre del Signore nostro Gesù Cristo con tutto il cuore: ha voluto diventare anche Padre nostro; e per questo motivo non siamo né orfani né raminghi né abbandonati in questo mondo. Siamo figli, adottati, grazie al Figlio che contempliamo bambino a Betlemme.

Paolo canta e prega per noi, perché il Padre ci dia “uno spirito di sapienza e di rivelazione per una più profonda conoscenza di Lui”. Come se la questione centrale della vita non fosse la fortuna/sfortuna che ci può capitare, quanto piuttosto quella luce “della mente per comprendere la speranza alla quale siamo stati chiamati” (Ef. 1,17-18).

Scelti, voluti, pensati sin dalla creazione del mondo: è questa la percezione netta che sgorga nel cuore dell’apostolo dopo aver contemplato il mistero dell’incarnazione, morte e risurrezione di Cristo Signore.

Tutto questo fa nascere in noi la coscienza della profonda dignità di ogni essere umano. E su questa coscienza si innesta l’amore crescente per la pace che i credenti sono chiamati a diffondere in questo nostro presente.

Pace che non può attuarsi se non mettendo mano decisamente alle cause mondiali della povertà, afferma Benedetto XVI nel suo messaggio per la Giornata Mondiale di preghiera per la Pace, il primo gennaio 2009, ricordandoci che la questione da risolvere non è tanto la nostra paura di essere meno ricchi (vedi la crisi finanziaria ed economica corrente), ma l’angoscia terribile davanti al presente e al futuro da parte di troppi poveri.

Povertà materiale per oltre un miliardo di persone. Povertà morale e spirituale nei paesi del “profondo benessere”.

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Dalla lettera di S. Paolo apostolo agli Efesini (Ef 1,3-6.15-18)

« Benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo.

In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità, predestinandoci a essere per lui figli adottivi mediante Gesù Cristo, secondo il disegno d’amore della sua volontà, a lode dello splendore della sua grazia, di cui ci ha gratificati nel Figlio amato.

Perciò anch’io [Paolo], rendo grazie per voi ricordandovi nelle mie preghiere, affinché il Dio del Signore nostro Gesù Cristo, il Padre della gloria illumini gli occhi del vostro cuore per farvi com¬prendere a quale speranza vi ha chiamati».