La Cattedrale di Gorizia

«Non appartenete a voi stessi»

domenica 18 gennaio 2009 di don Sinuhe Marotta

L’Apostolo Paolo ci rivolge – oggi come e forse più di ieri - delle parole estremamente imbarazzanti ma illuminanti, proprio all’inizio della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani.

Sono, questi, otto giorni dedicati alla preghiera, al desiderio di conversione e alla fraternità tra i battezzati delle diverse Chiese. Il desiderio è che, sotto l’azione dello Spirito Santo, si ricomponga l’unità delle Chiese.

“Essere riuniti nella tua mano” è il tema di quest’anno, proposto dalle Chiese della Corea e ispirato da una visione del profeta Ezechiele: un legno spezzato in due, segno del popolo credente diviso, che torna ad essere uno e unito nella mano del Signore.

È la coscienza di essere del Signore, di appartenere a Lui innanzitutto – prima che a sé stessi o alle proprie confessioni religiose – la condizione per avvicinarsi alla propria identità profonda e alla propria verità di uomini e di credenti. E riscoprire così la comunione reciproca, che viene prima ed è assai più profonda di tutte le divisioni di cui siamo stati capaci nella storia.

Nelle sue parole odierne, l’apostolo Paolo esperimenta la medesima attitudine, solamente applicata alla dimensione così importante, bella e preziosa della sessualità umana. In risposta ai comportamenti sessuali senza freni dei cristiani di Corinto, l’apostolo reagisce con passione.

“Tutto ci è lecito”, noi non siamo la somma delle nostre azioni, sembrano affermare i convertiti ancora immaturi di Corinto. E Paolo aggiunge: è vero, ma le nostre azioni ci mettono in relazione profonda con gli altri e con il Signore. “Usare” la sessualità umana come fosse una semplice funzione biologica naturale – come il mangiare o il bere – è dimenticare che noi siamo “corpo” e non solo organi, siamo “persona” e non solo funzioni biologiche.

Unirsi sessualmente ad un’altra persona che non sia il proprio sposo o la propria sposa non è compiere un gesto fisico piacevole che in fondo non ci coinvolge, ma divenire una sola cosa con l’altro.

Non apparteniamo a noi stessi; siamo di colui o di colei al quale ci siamo donati in modo irrevocabile; siamo battezzati di Cristo, siamo innanzitutto suoi, liberati - al caro prezzo del suo sangue - dal male e dalle divisioni che derivano dall’egoismo.


Dalla prima lettera di S. Paolo apostolo ai Corinzi 6,13c-15a.17-20

« Fratelli, il corpo non è per l’impurità, ma per il Signore, e il Signore è per il corpo. Dio, che ha risuscitato il Signore, risusciterà anche noi con la sua potenza.

Non sapete che i vostri corpi sono membra di Cristo? Chi si unisce al Signore forma con lui un solo spirito. State lontani dall’impurità! Qualsiasi peccato l’uomo commetta, è fuori del suo corpo; ma chi si dà all’impurità, pecca contro il proprio corpo.

Non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo, che è in voi? Lo avete ricevuto da Dio e voi non appartenete a voi stessi. Infatti siete stati comprati a caro prezzo: glorificate dunque Dio nel vostro corpo! ».


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