C’è qualche cosa di più importante delle proprie preoccupazioni, quelle che quotidianamente attirano le nostre attenzioni e i nostri sforzi? Certo: restare fedeli al Signore.
Ci può essere qualcosa per certi versi più importante del proprio sposo o della propria sposa, scelti davanti alla Chiesa e alla società? Certo: restare fedeli al Signore.
Che cosa può spingere un giovane o una ragazza a superare la vita di coppia e familiare, per dedicarsi anima e corpo alle cose di Dio e ai più poveri del mondo nella consacrazione verginale e nel celibato consacrato, come nel servizio sacerdotale? Il desiderio di restare fedeli al Signore, senza deviazioni.
Oggi l’apostolo Paolo ci offre uno straordinario criterio per unificare e orientare la nostra vita di uomini e di credenti: restare fedeli al Signore, senza deviazioni. È talmente forte in lui l’attesa del mondo nuovo inaugurato da Cristo, che questo mondo, pur nella sua bellezza, impallidisce davanti ai suoi occhi, e ciò che resta è solo Cristo, il legame con Lui e l’affidamento totale al Padre.
Il desiderio di restare fedeli al Signore ci aiuta nel discernimento di fronte alle alternative importanti della vita: vale - e va scelto - ciò che mi aiuta a restare fedele al Signore.
Addirittura la sofferenza fisica e morale – ci ricorda il tema della Giornata della Vita che oggi celebriamo – può essere riscattata e non apparire più un impoverimento della vita: se fedeli e uniti al Signore senza deviazioni, essa è in grado di liberare nuove risorse umane e di generare una ricchezza che rende ancora più preziosa la vita stessa. La fede in Gesù, morto e risorto, “illumina l’enigma del dolore e della morte” (Gaudium et Spes, 22), aiuta ad interpretare la sofferenza umana e a viverla come esperienza pasquale che arricchisce la persona.
E noi, uomini occupatissimi e sempre di corsa, con tante cose “importanti” da fare e che assorbono le energie migliori della nostra esistenza, davvero riusciamo a “restare fedeli al Signore, senza deviazioni” e vedere così riempito di beatitudine il nostro cuore?
Dalla prima lettera di S. Paolo apostolo ai Corinzi 7,32-35
« Fratelli, io vorrei che foste senza preoccupazioni: chi non è sposato si preoccupa delle cose del Signore, come possa piacere al Signore; chi è sposato invece si preoccupa delle cose del mondo, come possa piacere alla moglie, e si trova diviso!
Così la donna non sposata, come la vergine, si preoccupa delle cose del Signore, per essere santa nel corpo e nello spirito; la donna sposata invece si preoccupa delle cose del mondo, come possa piacere al marito.
Questo lo dico per il vostro bene: non per gettarvi un laccio, ma perché vi comportiate degnamente e restiate fedeli al Signore, senza deviazioni. ».
