Non basta “vedere” per credere. Non basta “toccare” perché nasca la fede. il mito positivista dell’onnipotenza del “fatto” e del “dato” si infrange miseramente contro lo scoglio del cuore umano, che segue altre vie ed obbedisce ad altre priorità. Un tanto nel Vangelo odierno.
È così – per certi versi – imbarazzante seguire attentamente le parole evangeliche di questa terza domenica di Pasqua: una serie infinita di “stupiti”, “spaventati”, “turbati”, di “perché sorgono dubbi nel vostro cuore”, attribuiti ai discepoli radunati che – ancora in creduli -, appena ascoltate le parole concitate dei due di Emmaus, ora incontrano personalmente il Risorto.
E non è ancora loro sufficiente constatare di persona le mani e i piedi feriti del loro Maestro e Signore perché – seppure “per la grande gioia”, suggerisce l’evangelista Luca – “ancora non credevano ed erano stupefatti”.
Ciò che serve per entrare nel mondo nuovo inaugurato dalla Pasqua di Cristo è “l’intelligenza delle Scritture”. A questo mira l’azione del Risorto nei confronti dei suoi. Lo aveva fatto con i due di Emmaus, “spiegando loro in tutte le Scritture “ciò che si riferiva a Lui” (Lc 24, 27); lo ripete in questo incontro con gli Undici, come ancora Luca testimonia; lo ribadisce Pietro concludendo il suo discorso alla folla stupita per la guarigione dello storpio davanti al tempio ad opera degli Apostoli, ricordando che la verità profonda della vicenda di Gesù la troviamo nell’adempimento di ciò che Dio “aveva annunciato per bocca di tutti i profeti” (At 3,18).
Le Scritture sono la strada sulla quale il Cristo Risorto ci viene incontro, per offrirci la forza della sua Persona più forte del peccato e della morte.
Quelle parole che ascoltiamo ogni domenica sono il terriccio fertile sul quale può attecchire il seme della Riconciliazione e della pace con noi stessi, con gli altri e con Dio.
Nelle Scritture riposa la Parola che Dio ancora oggi indirizza a ciascuno di noi, Parola capace di cambiare il cuore e gli atteggiamenti, Parola capace di generare una umanità nuova, pacificata nel suo amore (colletta).
Dal Vangelo di Luca (Lc 24,35-48)
«Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro. Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni».
