Abituati come siamo a “fare” – ne è riprova il fatto che abbiamo spesso la sensazione che ci manchi il tempo per ogni cosa -, nel migliore dei casi a “fare per” qualcuno, il Signore Gesù nel Vangelo di oggi ci chiede di “essere con”. Anzi, di “rimanere in”: non soltanto con noi stessi, con la nostra coscienza, magari portata a più elevati livelli di consapevolezza o simili, ma di “rimanere in Lui”.
“Rimanete in me”, chiede. Si rivolge proprio a noi, che quasi ci eravamo convinti di essere quella vite che tante volte i profeti avevano raffigurato con vigore e anche con tristezza: “dovevate produrre uva dolce e vino buono e, invece, al vostro Signore che vi ha piantati in una terra libera e deliziosa, avete offerto solo acini aciduli e selvatici”. Dovevamo “fare qualche cosa per” il nostro Dio e Signore, produrre opere buone, restare fedeli ai nostri legami d’amore, costruire città giuste e capaci di proteggere i senza protezione. Ma, come mostra la lunga e tormentata storia, anche religiosa, dell’umanità, non ci siamo riusciti.
Ecco allora che il Cristo, il Figlio, il Risorto da morte si mette Lui stesso al nostro posto. “Sono io la Vite, voi siete i tralci”. “Sarò io a produrre frutti buoni per il Padre e per tutti voi”, sembra dirci; “ma voi restate uniti a me”. “Rimanete in me”, ci chiede.
Produrre frutti buoni non è facile, siamo così fragili, ambivalenti nel nostro cuore e nelle nostre intenzioni; stiamo in un mondo che spesso ci confonde, noi e i nostri figli, su ciò che è male e su ciò che è bene, su ciò che dà la morte e su ciò che dà la vita.
Ma rimanere uniti a Lui è semplice, richiede solo fedeltà e perseveranza. Rimanere uniti a Lui attraverso l’ascolto della sua Parola bruciante, data a noi nelle Scritture Sante, proclamata con gioia nelle nostre liturgie.
Rimanere uniti a Lui mangiando il suo Pane santo e bevendo al Calice dell’eterna salvezza, come ci è concesso nell’Eucaristia.
Rimanere uniti a Lui allontanando da noi i comportamenti che generano tristezza e male, soprattutto l’indifferenza nei confronti delle sofferenze altrui.
Rimanere uniti a Lui nella quotidiana silenziosa offerta della nostra vita, delle nostre opere e anche della nostra sofferenza, per il bene di questo mondo e per la crescita del Regno.
Non è difficile restare uniti a Lui. Facciamolo, anche noi.
Dal Vangelo di Giovanni 15,1-8
« In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato.
Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla” ».
