Una cascata. Questo è l’amore che viene dall’alto, dal Padre che ne è la sorgente. Il Figlio è il grande salto verso noi uomini, salto alto e doloroso, quasi mortale tanto è ardito! Ma porta frescura e vita, come l’acqua buona di cui ogni vivente necessita.
E a quell’acqua noi ci dissetiamo, da quella medesima acqua che sgorga dal Padre attraverso il Figlio – e che è lo Spirito – noi attingiamo. Sta nel calice eucaristico, quell’acqua; ed è vino, “quello buono”, che spinge alla gioia e alla festa: anzi, è il Preziosissimo Sangue benedetto il quale, bagnati gli stipiti delle nostre labbra, della nostra casa che è il corpo, ci salva dall’angelo distruttore, dalla morte eterna.
Ora comprendiamo bene le parole di Cristo: “Come il Padre ha amato me, così anch’io ho amato voi”. Quella cascata d’acqua fresca e buona vuole avvolgerci e coinvolgerci nello stesso flusso d’amore. Ricevuto, prima; da donare, poi.
“Vi ho chiamati amici”, ci ricorda dapprima il Signore; ora “vi do il comandamento di amarvi gli uni gli altri come io ho amato voi”. Più che un ordine è un coinvolgimento, più che una disposizione giuridica o morale è un abbraccio avvolgente, un invito a condividere la stessa corrente, lo stesso fiume che nasce da quella cascata.
La foce, quale sarà, allora? Quale il mare verso cui andiamo? “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici”. Ecco la carta geografica disegnata nella sua interezza, ecco, dalla sorgente al mare, il grande disegno che il Signore desidera compiere con la nostra umanità.
Questo straordinario movimento di vita e di amore accade però da persona a persona, da generazione a generazione. Come con il pagano Cornelio.
Bello il commento di Cromazio alla prima lettura odierna, quando il Vescovo aquileiese ricorda ai suoi fedeli che “il Signore nel Vangelo aveva già mostrato a Pietro questo Cornelio, quando gli disse: “Va’ al mare, getta l’amo e il primo pesce che viene prendilo, aprigli la bocca e ci troverai una moneta d’argento” (Mt 17,27). Cornelio è “il primo pesce che è affiorato dal mare verso l’amo di Pietro”, in cui è “simboleggiata la predicazione della Parola divina, che a Pietro è stato ordinato di gettare nel popolo pagano come in mare” (Sermone 3). “Prima ancora di credere, egli con la legge naturale osservava la giustizia di Dio”, aggiunge Cromazio spiegando il senso della moneta d’argento nella bocca del pesce.
E noi, conosciamo qualche Cornelio cui raccontare che Cristo è veramente risorto dai morti e che la vita vale in quanto donata per i propri amici?
Dal Vangelo di Giovanni 15,9-17
« In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena.
Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici” ».
