Poiché dunque la carne della nostra natura umana in Cristo, in questo giorno, è ascesa al cielo, giustamente oggi a buon diritto dobbiamo celebrare questa solennità, e così dobbiamo comportarci nella vita presente affinché nella vita futura, nel regno celeste, meritiamo di diventare partecipi della gloria del corpo di Cristo Signore» (Cromazio, Sermone 8).
Così il padre Cromazio di Aquileia, commentando la solennità odierna, festa che tiene il punto di congiunzione e lo snodo di realtà opposte: la terra e il cielo, la nostra natura di carne e la natura divina, il presente e il futuro.
Cristo “ascende al cielo” – non dimentichiamo certo che si parla di un movimento non fisico o geografico bensì teologico, che dice l’andare al mondo e alla casa di Dio … - per essere il Signore di ogni cosa, in cielo e in terra, e non più solo Signore dei suoi pochi amici, in terra di Palestina, resa Santa dalla presenza del Figlio di Dio.
Ecco il senso dell’evangelico “sedette alla destra di Dio” (Mc 16,19) e del paolino “un solo Signore” (Ef 1,5) che ascolteremo nella liturgia odierna.
E come anche Cromazio ci ha appena ricordato, questo fatto non riguarda solo la persona di Cristo, ma tutti noi. Egli, con la carne della nostra natura umana, è asceso al cielo come se questa, da quel giorno, fosse stata resa adatta al mondo di Dio, capace di eternità. Ma è vero questo ci toccherà da vicino personalmente dopo che, grazie alla morte oramai redenta, usciremo dal nostro piccolo giardino fatto di spazio e di tempo.
Adesso è tempo di restare sulla terra: “Perché state a guardare il cielo? Gesù tornerà”, rimbrottano i messaggeri celesti. Ora è tempo di esserGli testimoni, di parlare di Lui, mettendo a frutto i doni che ci ha comunicato: essere guide della comunità, parlare a nome suo, portare la lieta notizia della vittoria sul peccato e sulla morte, insegnare a vivere da fratelli; tutto per costruire il Corpo di Cristo che è la Chiesa.
Guardano al passato, i discepoli di Gesù: “Ricostruirai ora il Regno di Israele?”. Non hanno ancora capito che li sta trasformando in apostoli, in inviati: “Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura”, dice, spingendoli al futuro. E il mandato è di parlare lingue nuove – aperti a tutti, sempre, in una eterna Pentecoste – e di lottare contro il male sempre, senza paura.
Se Cristo fosse una madre, sarebbe veramente grande. “Ascende”, se ne va, lascia libertà e autonomia, vicino con il suo Spirito e la sua Parola, ma lasciando liberi di camminare al ritmo del mondo.
Cristiani, laicamente cristiani. Per davvero.
Dal Vangelo di Marco 16,15-20
« In quel tempo, [Gesù apparve agli Undici] e disse loro: “Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato”. Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio. Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano ».
