Sonno e veglia, morte e vita, cose vecchie e cose nuove, vivere per sé e vivere per Cristo morto e risorto: una serie di antinomie ci vengono proposte oggi dalla Sacra Scrittura e in particolare dal Vangelo e da san Paolo.
Nel Vangelo – che racconta la tempesta sedata da Gesù – non deve stupirci tanto il potere di Cristo sugli elementi della natura, quanto piuttosto il suo sonno e la sua pace durante la tempesta. A noi, che perdiamo il sonno non appena qualche piccolo o grande imprevisto agita le acque del nostro cuore, deve lasciare pensosi il come Gesù dorma e riposi in una piccola barca agitata dalle onde, con dentro uomini più agitati ancora.
Cristo Gesù qui ci mostra “la nuova creatura” di cui parla san Paolo, quella che finalmente può riposare tra le braccia del Padre nonostante tutto, quella in cui la fede e l’abbandono in Dio sono più forti di ogni umano timore di morire.
E “dentro” a quel Cristo è Paolo, “dentro” a quel Cristo sono gli “immersi” in Lui, cioè i “battezzati”: “Se uno è in Cristo, è una creatura nuova”, dirà l’Apostolo. E cita poi Isaia 43,18-19: davvero in Cristo si sono realizzate tutte le cose nuove promesse da Dio.
Non è però semplicemente un atto psicologico questa fede, ma si fonda su un evento storico preciso ed implica un cambiamento radicale della propria vita. Cristo non si è addormentato e risvegliato soltanto nella barca sul lago, ma, durante la tempesta del male scatenato contro di Lui, ha dormito il sonno della morte e si è risvegliato nella risurrezione. “Egli è morto per tutti”, ricorda san Paolo. E in quanto uomo, ben ci rappresenta in quel drammatico sonno: “dunque tutti sono morti”, conclude l’Apostolo.
Prima poderosa conseguenza impressa dall’Apostolo al nostro pensare: vedete di non conoscere più nessuno “alla maniera umana”, secondo cioè le proprie impressioni o paure, così come accadde ai discepoli impauriti: “Signore, non ti importa che moriamo?”. Essere invece come l’Apostolo Paolo, che è posseduto e spinto dall’amore di Cristo, non da altro. Questo importa e questa è anche la “cosa nuova” di cui ci ha parlato poc’anzi.
La seconda poderosa conseguenza, frutto della nuova creazione operata dalla risurrezione di Cristo: le “nuove creature” non vivono più per se stesse, ma per Colui che è morto e risorto per loro”.
Morti con Cristo al vivere “alla maniera umana”, cioè spinti dal proprio egoismo, ora le creature - fatte nuove perché immerse in Lui con il Battesimo - vivono possedute e spinte dall’amore, e dall’amore del Cristo, come Paolo. Un amore capace di dare la vita, come Cristo, come Paolo.
Questo siamo noi battezzati. Restiamone sempre degni.
Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi 5,14-17
«Fratelli, l’amore del Cristo ci possiede; e noi sappiamo bene che uno è morto per tutti, dunque tutti sono morti. Ed egli è morto per tutti, perché quelli che vivono non vivano più per se stessi, ma per colui che è morto e risorto per loro. Cosicché non guardiamo più nessuno alla maniera umana; se anche abbiamo cono¬sciuto Cristo alla maniera umana, ora non lo conosciamo più così. Tanto che, se uno è in Cristo, è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate; ecco, ne sono nate di nuove».
