È il grande filosofo Henry Bergson che, ai primi del ‘900, ricorda come per noi umani l’amore al simile e la diffidenza verso lo straniero siano istintivi, profondamente stampati nel nostro patrimonio genetico. Ci vorrà la religione, e in particolare quella cristiana, per aprire le prospettive quasi tribali da cui proveniamo (poco importa se vissute a livello nazionale o più largo ancora) verso una dimensione universale. Questo è un arricchimento per l’umanità, un passo in avanti, un’evoluzione positiva, un seme di pace futura.
San Paolo oggi ci richiama alla verità concretissima di questa constatazione. Gli ebrei cristiani della Chiesa Madre di Gerusalemme si trovano in difficoltà. Pesa l’ostilità dei connazionali, sino alla confisca dei beni e alla persecuzione. Paolo insiste per lunghi capitoli in questa seconda lettera affinché i cristiani della Chiesa Figlia di Corinto offrano con generosità i loro beni per i fratelli in difficoltà.
Ma che fratelli… Altra lingua, altro alfabeto, altra cultura, altra coscienza di popolo - «si ritengono gli “eletti”, loro», avrebbero potuto dire i corinzi, trattati come “pagani” ed evitati come infedeli ed impuri.
Eppure… Guardate a Cristo, invoca l’Apostolo: “Da ricco che era, si è fatto povero per voi, perché voi diventaste ricchi per la sua povertà”. Cristo ha dato se stesso, fin sulla croce, per suscitare guarigione e vita attorno a sé, come l’evangelista Marco oggi testimonia; così voi – continua Paolo – usate “la vostra abbondanza per supplire alla loro indigenza”.
I muri sono abbattuti, le valli colmate, e non attraverso parole o buoni sentimenti, ma grazie alla condivisione del proprio denaro e dei propri beni.
Che provocazione per la nostra vita; che scossone per il nostro angusto ed avaro modo di sentire; che sfida alla nostra terribile paura di avere solo un po’ di meno!
A noi, che insorgiamo con esposti e petizioni per alcuni giovani stranieri che chiedono i nostri spiccioli all’uscita dei supermercati (ma non battiamo ciglio se molto più numerosi concittadini ci rubano milioni di euro evadendo serenamente la condivisione fiscale), l’Apostolo ricorda il grande sogno di Dio, dall’Esodo in poi: che ognuno possa avere ciò che gli è necessario per ogni giorno, cosa che continuiamo a chiedere a Dio nella domanda del ”pane quotidiano”, cioè sufficiente per quel giorno, e nulla più.
A noi, che come popolo rischiamo di richiuderci tristemente in noi stessi e di reagire con paura di fronte ai cambiamenti del pianeta, san Paolo annuncia che Cristo si è lasciato volentieri impoverire sulla croce per fare realmente ricchi tutti noi.
Di riconoscenza per ciò che abbiamo. Di generosità per chi ci è fratello.
Dalla seconda lettera di San Paolo apostolo ai Corinzi 8,7-9.13-15
« Conoscete infatti la grazia del Signore nostro Gesù Cristo: da ricco che era, si è fatto povero per voi, perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà.
Non si tratta di mettere in difficoltà voi per sollevare gli altri, ma che vi sia uguaglianza. Per il momento la vostra abbondanza supplisca alla loro indigenza, perché anche la loro abbondanza supplisca alla vostra indigenza, e vi sia uguaglianza, come sta scritto: “Colui che raccolse molto non abbondò e colui che raccolse poco non ebbe di meno” ».
