La Cattedrale di Gorizia

Il grande abbraccio

sabato 18 luglio 2009 di don Sinuhe Marotta

Che cosa avrà ancora insegnato il Cristo alla folla che, dopo essere stata congedata per un desiderato momento di riposo e di intimità con i suoi discepoli, l’ha preceduto sull’altra riva del lago? Come dovevano essere quelle parole, se erano capaci di attirare la gente come greggi che accorrono vedendo il pastore avvicinarsi e già pregustando verdeggianti e deliziosi pascoli?

San Paolo ci aiuta a comprendere che la forza delle parole di Cristo risiedeva nella Sua persona: “In Cristo Gesù, voi che un tempo eravate lontani, siete diventati vicini”. Come è stato possibile questo? Grazie al suo sangue, non solo grazie alle sue parole.

È come se sulla croce Cristo avesse allargato a tal punto le sue braccia da stringere in un grande abbraccio l’intera umanità, addirittura l’universo intero, come Paolo annuncia qualche versetto prima di ciò che ascolteremo oggi della sua lettera agli Efesini.

Il Cristo, Signore Dio fattosi Pastore come Geremia già intravedeva, viene ad abbattere i muri alzati dalle divisioni etniche, politiche e religiose. Guardando a Lui, ascoltando Lui, seguendo Lui gli uomini si ritrovano vicini, tanto più vicini tra loro quanto più si lasciano attirare a Lui, come raggi intorno al mozzo della ruota.

E anche il suo abbraccio comprende e attira a sé l’uomo spezzato e diviso in se stesso, quello che siamo ognuno di noi, divisi tra ideali e realizzazioni, tra cuore e gesti, tra spirito e carne.

Cristo misericordioso ci attira a sé e ci chiede di confidare a abbandonarci alla sua infinita misericordia, per essere mille e mille volte ancora guariti dalla sua tenerezza e dal suo perdono, fino a che sentiremo il desiderio di rifuggire dal male compiuto, se non per la nostra vaga e debole rettitudine, almeno per riguardo a Lui, Pastore buono dalle parole come calamite, che attira tutti a sé.

Che bello, allora, approfittare del tempo più lieve dell’estate per lasciarci attrarre a Lui, per “gustare nella Parola e nel Pane di vita la sua presenza di Figlio” di Dio in mezzo a noi, per imparare la riconciliazione interiore, la familiarità con Dio, l’unità del genere umano.


« Fratelli, ora, in Cristo Gesù, voi che un tempo eravate lontani, siete diventati vicini, grazie al sangue di Cristo. Egli infatti è la nostra pace, colui che di due ha fatto una cosa sola, abbattendo il muro di separazione che li divideva, cioè l’inimicizia, per mezzo della sua carne. Così egli ha abolito la Legge, fatta di prescrizioni e di decreti, per creare in se stesso, dei due, un solo uomo nuovo, facendo la pace, e per riconciliare tutti e due con Dio in un solo corpo, per mezzo della croce, eliminando in se stesso l’inimicizia. Egli è venuto ad annunciare pace a voi che eravate lontani, e pace a coloro che erano vicini. Per mezzo di lui infatti possiamo presentarci, gli uni e gli altri, al Padre in un solo Spirito ». (Ef 2,13-18)


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