«Non rattristate lo Spirito Santo»
domenica 9 agosto 2009 di don Sinuhe Marotta
È il sentimento della delusione che fa da fil rouge alle tre letture che la Chiesa ci propone nella liturgia domenicale.
Elia è deluso da se stesso e dall’esito della sua azione. “Non sono migliore dei miei padri” si lascia sfuggire tristemente dalle labbra, chiedendo a Dio di farlo morire. I conflitti continui con i sacerdoti della religione della natura e del corpo (quali erano quelli del culto di Baal), il contrasto con il potere politico (rappresentato dalla vendicativa regina Gezabele) lo fanno sprofondare in una brutta depressione.
Ci vorrà l’attenzione e la cura affettuosa dell’angelo di Dio, espressa in quel pane misterioso trovato nel deserto, che lo aiuterà a rialzarsi e a procedere nuovamente verso un nuovo appuntamento con Dio.
Anche nel brano evangelico i Giudei sono delusi da Gesù. Troppo “umana”, troppo normale la sua persona; troppo aspre le sue parole: “Questo linguaggio è duro: chi può comprenderlo?”; come troppo alte sono le sue pretese: “Io sono il pane disceso dal cielo. Mangiate di me se volete vivere in eterno”.
Non dovrebbe essere facile e piacevole seguire il Cristo? Non dovrebbe Lui moltiplicare sempre il pane gratis a nostro favore, eliminare i disagi, le malattie, la morte, come si racconta abbia fatto soltanto qualcuno?
Infine, dalle parole di Paolo comprendiamo che i cristiani di Efeso – chissà noi, allora… - sono rimasti terribilmente delusi gli uni dagli altri, tanto da altercare a aggredirsi reciprocamente con parole e insulti. L’Apostolo li richiama: “Scompaiano da voi ogni asprezza, sdegno, ira, grida e maldicenze con ogni sorta di malignità”.
E poi ci offre il criterio sano e straordinario per procedere nella vita, e non cadere nella depressione che nasce dalla delusione di sé, di Dio e dell’altro: “Non vogliate rattristare lo Spirito Santo di Dio, con il quale foste segnati per il giorno della redenzione”.
Non voler deludere lo Spirito Santo che abita in noi: che capovolgimento! Siamo delusi perché alla fine ci scopriamo soli e abbandonati, Egli ci ricorda che col Battesimo lo Spirito stesso di Dio è venuto a stare in noi.
Non più soli, non più abbandonati, con l’unico desiderio di non deludere Lui, di non rattristarlo con una condotta troppo “normale”, troppo umana.
Ecco perché l’Apostolo osa chiedere di essere “benevoli gli uni verso gli altri, misericordiosi, perdonandovi a vicenda come Dio ha perdonato a voi in Cristo”. Insomma: farci “imitatori di Dio”.
Questa sì che è una bella meta per la nostra vita.
Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesini 4,30-5,2
« Fratelli, non vogliate rattristare lo Spirito Santo di Dio, con il quale foste segnati per il giorno della redenzione.
Scompaiano da voi ogni asprezza, sdegno, ira, grida e maldicenze con ogni sorta di malignità. Siate invece benevoli gli uni verso gli altri, misericordiosi, perdonandovi a vicenda come Dio ha perdonato a voi in Cristo.
Fatevi dunque imitatori di Dio, quali figli carissimi, e camminate nella carità, nel modo in cui anche Cristo ci ha amato e ha dato se stesso per noi, offrendosi a Dio in sacrificio di soave odore ».