« Perché la vostra gioia sia piena »
domenica 21 maggio 2006 di don Sinuhe Marotta
A noi che, per essere felici, vorremmo essere bravi a fare tante cose - lo spirito del mondo, infatti, costringe i nostri figli a giocare a molti sport, a suonare molti strumenti, ad essere primi a scuola, seducenti nel ballare e così via - il Signore mostra che vale la pena essere esperti soprattutto nella capacità di amare. Ci insegna la via migliore di tutte: amarci gli uni gli altri come Lui ci ha amato.
E amare che significa? Prendere ciò che ci piace dell’altro? No, significa piuttosto offrire la propria vita all’altro, con delicatezza, tenerezza e coraggio.
A noi che, per essere felici, vorremmo essere belli, quasi perfetti - lo spirito del mondo, infatti, non ci consente oggi di presentare una qualsivoglia imperfezione fisica - il Signore insegna la via migliore: osservare i suoi comandamenti e metterli in pratica. Da qui deriva una bellezza straordinaria, tale da renderci somiglianti con Lui, ad immagine del Quale siamo stati creati.
Oggi i nostri fanciulli che chiedono e ricevono la Prima comunione con Cristo ci ricordano la profonda verità della Parola del Signore. Si sono preparati a lungo in questi due anni proprio per conoscere, apprezzare e rispondere agli inviti del Signore e cominciare anch’essi ad amare come Lui ha fatto ed insegnato.
Ma un’altra dimensione importante ci ricordano questi nostri ragazzi con la festa a loro dedicata: con chi stare nella propria vita.
Forse ci sentiremmo fieri se potessimo dire “Mio figlio sta con quella squadra; conosce quel famoso allenatore e quel presidente, anzi è stato convocato dalla società più importante in Italia” (forse no, magari cominciamo ad aprire gli occhi e renderci conto verso dove e verso chi stiamo spingendo i nostri figli con il culto esasperato di un certo modo di fare sport...).
Noi potremmo dire: mio figlio sta con il Signore, è sempre con Lui, porta Lui nel cuore; anzi non è neppure un semplice dipendente: sono Amici, si frequentano ogni domenica.
Da qui viene infatti la gioia, quella gioia piena che tanto cerchiamo: “Questo vi ho detto perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena” (Gv 15,11).
Lo garantisce per noi il Signore Gesù.
Dal Vangelo di Giovanni 15,9-17
« In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Come il Padre ha amato me, così anch’io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Questo vi ho detto perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena.
Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se farete ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamati amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre l’ho fatto conoscere a voi.
Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: amatevi gli uni gli altri” ».