La Cattedrale di Gorizia

Attraverso la tempesta

domenica 25 giugno 2006 di don Sinuhe Marotta

Quel passaggio all’altra riva tra flutti tempestosi come assomiglia al viaggio della nostra piccola esistenza che, come una barchetta, è così esposta e fragile dinanzi ai marosi della vita!

E quei venti e quei flutti come assomigliano alle tentazioni e alle paure che tante volte attraversano il nostro cuore, tanto che può sentirsi quasi perduto...

E quel sonno e quel risveglio di Gesù sulla barca come assomigliano al sonno della sua morte, nella tempesta della persecuzione, e al risveglio nella pace della Risurrezione!

“E non poteva evitare che scoppino le tempeste, Lui che è Signore di ogni cosa?”, dice qualcuno. Forse perché vuole essere vicino a ciascuno, nel ventre della tempesta di tutti, e non vuole abbandonare nessuno, per questo ha voluto attraversare anche Lui il mare tempestoso, sino alla bufera della morte e Risurrezione. Egli sa che tutta la nostra vita, la vita di ogni uomo, di ogni popolo, di tutti i tempi sono attraversate da tempeste terribili che riempiono di timore e di panico, e non si è sottratto al destino comune di tutti.

Egli dorme quando la nostra fede è addormentata.

Egli è desto quando la nostra fede vigila e lo invoca con fiducia e abbandono confidente.

Egli agisce quando noi gli affidiamo davvero il nostro destino e la nostra vita e gli prestiamo “l’ossequio della nostra mente e della nostra volontà”.


“Donaci una fede sincera in Te, Signore,

che come un grande albero ti sei frapposto

tra la nostra piccola casa e la terribile tempesta;

che su di Te hai voluto scaricare le immani forze del male

per risparmiare la nostra piccola vita

così contraddittoria, ma che Tu ami di amore eterno.

Donaci la fede in Te, Cristo Gesù Risorto, speranza del mondo,

che sei Maestro ma anche Signore,

che parli ed illumini il nostro giorno

e ci difendi e ci sostieni nel buio tempestoso della nostra notte.

Donaci la fede in Te, Signore,

e anche nell’ultimo passaggio all’altra riva

fa’ che non ci spaventiamo,

fa’ che con Te possiamo addormentarci

come bimbo svezzato tra le braccia di sua madre.

E la tua Madre preghi per noi, ora

e nell’ora della nostra notte;

ora, e nell’ora della nostra morte. Amen”.


Dal Vangelo di Marco 4,35-41

« In quel giorno, verso sera, disse Gesù ai suoi discepoli: “Passiamo all’altra riva”. E lasciata la folla, lo presero con sé, così com’era, nella barca. C’erano anche altre barche con lui.

Nel frattempo si sollevò una gran tempesta di vento e gettava le onde nella barca, tanto che ormai era piena. Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: “Maestro, non t’importa che moriamo?”.

Destatosi, sgridò il vento e disse al mare: “Taci, calmati!”. Il vento cessò e vi fu grande bonaccia. Poi disse loro: “Perché siete così paurosi? Non avete ancora fede?”.

E furono presi da grande timore e si dicevano l’un l’altro: “Chi è dunque costui, al quale anche il vento e il mare obbediscono?” ».


Home page | Contatti | Mappa del sito | Riassunto | Area riservata | Statistiche delle visite | visite: 53449

Sito realizzato con SPIP 2.0.8 [13982] + ALTERNATIVES

RSS RSS La Parola della settimana