La Cattedrale di Gorizia

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domenica 2 luglio 2006 di don Sinuhe Marotta

Non sapremmo proprio dire chi sono i protagonisti della scena evangelica che ci viene proposta oggi dalla liturgia, se due donne che hanno bisogno di guarigione o Gesù, che passava “sanando e beneficando quanti stavano sotto il potere del diavolo” e offre la Vita a quanti cercano un contatto diretto con Lui.

Queste due donne accomunate da dodici anni di malattia ci colpiscono, però, e forse portano un segreto che viene svelato l’una all’altra.

La prima è già adulta ma è ferita nel profondo della propria femminilità. Il flusso della vita scorre via in maniera inarrestabile attraverso il suo corpo, lasciandola umiliata e senza gioia, sola e senza frutto.

I “molti medici” le avevano prescritto di tutto per tentare di arginare questa perdita quotidiana di vita: diete light, diete mediterranee, diete povere di grassi e ricche di proteine, acque povere di sodio; e poi movimento, ginnastica aerobica, stretching, jogging, footing, trekking, un po’ di palestra, addirittura delle cure una volta soltanto maschili come un po’ di bicicletta la domenica mattina; e poi ancora il ricovero in una beauty farm con gli idromassaggi, il peeling, il lifting, anche un tatuaggio propiziatore e trendy. Nulla da fare; la vita scorreva inarrestabile. Allora le hanno prescritto delle discipline orientali, la meditazione zen, lo yoga, dei massaggi shiatsu, il reiki. Infine hanno provato con degli incontri di counseling filosofico, poi psicologico, infine anche una psicoterapia...

Ma le manca una cosa soltanto per guarire: l’incontro con il Signore della Vita, il contatto con Gesù Cristo Salvatore.

Egli prende la mano della seconda donna come fosse uno sposo che la salva dalla solitudine e dalla mancanza di amore che porta alla morte: ella aveva, infatti, dodici anni, l’inizio dell’età da marito.

Quanto affidiamo la nostra vita ai pretesi salvatori di tutte le risme;
e quanto invece cerchiamo Te, Signore della Vita?
Il tuo Spirito ci doni il desiderio
di toccare solo un lembo del tuo mantello.
Che gioia, nella nostra Eucaristia,
poter accogliere Te,
lasciarci abitare da Te,
Signore della Vita!


Dal Vangelo di Marco 5,21-43

« [In quel tempo, essendo passato di nuovo Gesù all’altra riva, gli si radunò attorno molta folla, ed egli stava lungo il mare. Si recò da lui uno dei capi della sinagoga, di nome Giairo, il quale, vedutolo, gli si gettò ai piedi e lo pregava con insistenza: “La mia figlioletta è agli estremi; vieni a imporle le mani perché sia guarita e viva”. Gesù andò con lui. Molta folla lo seguiva e gli si stringeva intorno.]

Or una donna, che da dodici anni era affetta da emorragia e aveva molto sofferto per opera di molti medici, spendendo tutti i suoi averi senza nessun vantaggio, anzi peggiorando, udito parlare di Gesù, venne tra la folla, alle sue spalle, e gli toccò il mantello. Diceva infatti: “Se riuscirò anche solo a toccare il suo mantello, sarò guarita”. E all’istante le si fermò il flusso di sangue, e sentì nel suo corpo che era stata guarita da quel male.

Giunsero alla casa del capo della sinagoga ed egli vide trambusto e gente che piangeva e urlava. Entrato, disse loro: “Perché fate tanto strepito e piangete? La bambina non è morta, ma dorme”. Presa la mano della bambina, le disse: “Talità kum”, che significa: “Fanciulla, io ti dico, alzati!”. Subito la fanciulla si alzò e si mise a camminare; aveva dodici anni ».


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