La Cattedrale di Gorizia

“Togli il velo dai nostri occhi”

domenica 9 luglio 2006 di don Sinuhe Marotta

Come sono vere le parole evangeliche di oggi! Succede, infatti, in diverse situazioni della nostra vita che è necessario uscire dalla propria realtà familiare o culturale per crescere come persone nuove, autonome, capaci di dire una parola nuova sulla realtà, parola che non sia semplicemente una eco di ciò che abbiamo già udito o visto nella nostra fanciullezza o adolescenza.

E come è difficile, a volte, il rientro nel proprio ambiente familiare e culturale! Siamo rimasti nell’immaginario collettivo “quella bella bambina”, “quel giovanotto” o, peggio, magari portatori di una immagine negativa della nostra persona; in questo caso, il riscatto o una possibilità di cambiamento ci sono resi pressoché impossibili da quel pesante giudizio: “ma io ti conosco, so bene chi sei e che cosa pensi”. Quante volte ci sono sfuggite di bocca queste parole, anche all’interno delle nostre amicizie, all’interno del nostro matrimonio e della nostra famiglia...

Chissà se valgono ancora queste considerazioni, però... In fondo, quelle parole esprimono da parte della gente, pur in maniera limitata, un’attenzione alla persona e alla sua qualità, attenzione oggi invece così impoverita in coscienze impropriamente invase da un eccesso assurdo di pubblicità televisiva. Avremmo forse da imparare anche dagli errori degli abitanti di Nazareth?

Ma Gesù si trova comunque a disagio in mezzo ai suoi. Come mai?

Probabilmente perché essi cercano di racchiuderlo ancora all’interno del loro mondo, cercano di “comprenderlo” all’interno delle loro categorie inevitabilmente già viste, già conosciute, già utilizzate.

Gesù invece si sente aperto sino ai confini dell’Universo e oltre ancora; Egli si rapporta al Padre suo che sta nei cieli, al Padre di tutti gli uomini, del Cosmo intero. Gesù non può non vivere a misura del Padre suo, unico metro e riferimento della sua vita, al di là di ogni frontiera e limite umani.

E noi, in che cosa assomigliamo agli abitanti di Nazareth? Forse ci viene da racchiudere il Signore tra le anguste pareti dei nostri “posso” e “non posso”, inserirlo nelle nostre abitudini o tradizioni, anche religiose? O desideriamo invece aderire a Lui, inserire la nostra vita in Lui, dilatarci a misura della sua infinità volontà d’amore?


Dal Vangelo di Marco 6,1-6

« In quel tempo, Gesù andò nella sua patria e i discepoli lo seguirono.

Venuto il sabato, incominciò a insegnare nella sinagoga. E molti ascoltandolo rimanevano stupiti e dicevano: “Donde gli vengono queste cose? E che sapienza è mai questa che gli è stata data? E questi prodigi compiuti dalle sue mani? Non è costui il carpentiere, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Joses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle non stanno qui da noi?”. E si scandalizzavano di lui.

Ma Gesù disse loro: “Un profeta non è disprezzato che nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua”. E non vi poté operare nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi ammalati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità.

Gesù percorreva i villaggi, insegnando ».


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