“Incominciò a mandarli a due a due”
domenica 16 luglio 2006 di don Sinuhe Marotta
Inviati a due a due. Ecco lo sbocco della nostra maturità umana e cristiana. Prima il Signore ci chiede di seguirlo e amarlo, come fece con i pescatori al lago di Galilea; poi chiede di stare con lui, come fece con i discepoli sul monte; infine chiede di andare, come ha fatto Lui, per lottare con la sua forza contro il male che rende prigionieri, cioè captivi; e per portare il bel annuncio che Dio ama questo mondo e lo tiene saldamente tra le sue mani, pur avendo bisogno, per così dire, della nostra collaborazione.
Queste parole di invio parlano indubbiamente di Cristo, mandato dal Padre nel mondo a guarire le profonde ferite del male.
Ma parlano anche di noi: “a due a due”, come i nostri santi fondatori Ermagora e Fortunato, come i nostri patroni Ilario e Taziano. Ma anche come gli sposi che, a due a due, sono mandati a prendersi cura delle loro creature, a proteggerle dal male, a predicare loro, cioè a raccontare perché vale la pena vivere e narrare l’Amore di cui il Signore ci circonda.
Che bella questa visione della vita e - potremmo dire - della maturità umana: persona adulta è chi ha la passione di raccontare il buono che esiste attorno a noi e che Dio ha seminato a piene mani in noi - ecco il Vangelo - e chi sa prendersi cura dell’altro e di questo mondo.
Gesù invita con decisione - quasi con durezza - a non credere che siano le condizioni di sicurezza e benessere materiale a determinare la riuscita di un’esistenza umana: non pane come riserva, non bisaccia come deposito, non denaro come mezzo di contrattazione e di potere in questo mondo.
Ma solo un bastone - appoggio, difesa, forza, simbolo della Santa Croce, bastone cui fu appeso il Cristo Signore.
E poi dei sandali per percorrere le diverse stagioni della vita, sandali simbolo di libertà dai condizionamenti del presente modo comune di pensare e di fare - gli schiavi infatti andavano scalzi, gli uomini liberi portavano le calzature.
Riusciremo a credere a queste straordinarie parole? A confessare al nostro Dio di “non avere nulla di più caro del tuo Figlio” nelle nostre famiglie?
Donaci, o Padre, di non avere nulla di più caro del tuo Figlio,
che rivela al mondo il mistero del tuo amore
e la vera dignità dell’uomo; colmaci del tuo Spirito,
perché lo annunziamo ai fratelli con la fede e con le opere.
Dal Vangelo di Marco 6,7-13
« In quel tempo, Gesù chiamò i Dodici, ed incominciò a mandarli a due a due e diede loro potere sugli spiriti immondi. E ordinò loro che, oltre al bastone, non prendessero nulla per il viaggio: né pane, né bisaccia, né denaro nella borsa; ma, calzati solo i sandali, non indossassero due tuniche.
E diceva loro: “Entrati in una casa, rimanetevi fino a che ve ne andiate da quel luogo. Se in qualche luogo non vi riceveranno e non vi ascolteranno, andandovene, scuotete la polvere di sotto ai vostri piedi, a testimonianza per loro”. E partiti, predicavano che la gente si convertisse, scacciavano molti demoni, ungevano di olio molti infermi e li guarivano ».