La Cattedrale di Gorizia

Effatà - Apriti!

domenica 10 settembre 2006 di don Sinuhe Marotta

Che strano modo di fare, quello del Signore: a coloro che non parlano concede finalmente di parlare, a coloro che parlano ordina di tacere: “E comandò loro di non dirlo a nessuno”. Che significa tutto questo?

La grande speranza che il Dio di Israele ha seminato nel cuore del suo popolo è la realizzazione piena dell’uomo e dell’umanità. Non più il male, non più la schiavitù, non più l’aridità della terra e dei cuori, ma vita, pace, felicità: “la terra bruciata diventerà una palude, il suolo riarso si muterà in sorgenti d’acqua” (Is 35).

L’uomo secondo il cuore di Dio non è colui che tace, muto, schiacciato dal peso della vita; non è colui che bestemmia vinto dalla disperazione e neppure colui che sghignazza convinto della propria furbizia prevaricatrice sul debole e sull’indifeso.

In fondo, tutti questi uomini hanno in comune la caratteristica di essere muti, addirittura afflitti da una grave malattia: l’incapacità di pregare e di cantare il proprio Dio per le sue straordinarie meraviglie (cfr. la preghiera di colletta).

Finalmente l’uomo secondo Dio è l’uomo capace di parlare, anzi di cantare e di gridare di gioia: “Griderà di gioia la lingua del muto”. Ecco il senso profondo della guarigione operata da Gesù: inizia la nuova creazione dell’uomo e Gesù, toccando le orecchie e la lingua di quel poveretto, sembra rifare i gesti di Dio creatore all’inizio del mondo, quando plasmava l’uomo dalla polvere del suolo come fosse un’opera d’arte.

Ma a che prezzo accade tutto questo! “estenaxen”, dice il Vangelo; “gemette”, potremmo tradurre più correttamente di quello sciapito “emise un sospiro”, pensando al gemito che esce dalla gola strozzata sotto un pesante sforzo.

Che fatica ri-creare l’uomo, rifarlo a somiglianza di quella bella immagine perduta secondo la quale era stato creato! Se è bastata a Dio una parola per creare il mondo, un soffio soltanto per dare vita a quel mucchietto di terra e di polvere che è l’uomo, ci è voluto il gemito del Figlio di Dio sotto lo sforzo della croce per togliere da lui il male accumulato nei secoli e per farlo rinascere a sua volta come figlio di Dio e fratello del suo prossimo (S. Fausti).

Ecco forse perché Gesù non voleva si parlasse di quella guarigione prodigiosa: perché nessuno pensasse che la salvezza è gratis, perché nessuno cercasse solo la salute fisica dimenticandosi del suo Dio che ne è la fonte, perché nessuno cercasse soltanto i doni rifiutando il Donatore, che a prezzo del suo sangue ci ha procurato la Vita.


Dal Vangelo di Marco 7,31-37

« In quel tempo, Gesù, di ritorno dalla regione di Tiro, passò per Sidóne, dirigendosi verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decapoli.

E gli condussero un sordomuto, pregandolo di imporgli la mano. E portandolo in disparte lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e disse: “Effatà”, cioè: “Apriti!”. E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente. E comandò loro di non dirlo a nessuno.

Ma più egli lo raccomandava, più essi ne parlavano e, pieni di stupore, dicevano: “Ha fatto bene ogni cosa; fa udire i sordi e fa parlare i muti!”. ».


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