Capaci di offrire, di offrirsi, di soffrire...
domenica 17 settembre 2006 di don Sinuhe Marotta
“Il Signore mi ha aperto l’orecchio”: così il profeta nella prima lettura di oggi. E come al sordomuto del Vangelo, anche noi, nel Battesimo e nella nostra appartenenza alla Chiesa, siamo stati fatti oggetto di questo bel dono.
Ora possiamo finalmente udire la domanda di Cristo: “Chi sono io davvero per te? Al di là di ciò che ti ha insegnato la tua famiglia, quanto sono importante nella tua scala di valori? Che posto ho infine nella tua vita?”.
È davvero così importante rispondere a questa domanda? Non si potrebbe farne a meno? Non viviamo forse lo stesso anche senza Dio, senza religione, senza domenica, senza fede?
La nostra società ha già risposto a queste domande. Ci potremmo domandare però se è davvero più felice, nonostante tenti ostinatamente di fare a meno di tutto questo.
Nella domanda di Cristo ai suoi è nascosto un interrogativo che esprime una verità profonda dell’esistenza. Egli ci chiede se siamo capaci di alleanza, se siamo in grado di instaurare con il nostro Signore una relazione stabile di fiducia e di affidamento o se viviamo invece “a pelle”, ancora sulla superficie della vita.
Quando saremo pronti a rispondere positivamente a questo drammatico interrogativo, allora Egli ci accompagnerà nella verità profonda della vita, lì dove bisogna saper tenere anche nell’ostilità dell’ambiente, lì nelle acque profonde dove si può esperimentare con chiarezza che vivere significa offrire, amare significa offrirsi, disposti anche a soffrire.
Saremo certi di salvare la nostra vita solo quando avremo il coraggio di perderla, abbiamo pregato all’inizio della nostra celebrazione.
Quasi a dire: se hai scoperto una causa per la quale sei disposto a morire, hai trovato un motivo finalmente valido per cui vivere.
Dal Vangelo di Marco 8,27-35
« In quel tempo, Gesù partì con i suoi discepoli verso i villaggi intorno a Cesarea di Filippo; e per via interrogava i suoi discepoli dicendo: “Chi dice la gente che io sia?”. Ed essi gli risposero: “Giovanni il Battista, altri poi Elia e altri uno dei profeti”. Ma egli replicò: “E voi chi dite che io sia?”. Pietro gli rispose: “Tu sei il Cristo”. E impose loro severamente di non parlare di lui a nessuno.
E cominciò a insegnar loro che il Figlio dell’uomo doveva molto soffrire, ed essere riprovato dagli anziani, dai sommi sacerdoti e dagli scribi, poi venire ucciso e, dopo tre giorni, risuscitare.
Gesù faceva questo discorso apertamente. Allora Pietro lo prese in disparte, e si mise a rimproverarlo. Ma egli, voltatosi e guardando i discepoli, rimproverò Pietro e gli disse: “Lungi da me, satana! Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini”.
Convocata la folla insieme ai suoi discepoli, disse loro: “Se qualcuno vuol venire dietro di me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del vangelo, la salverà”. ».