La Cattedrale di Gorizia

Dio amore sorgente della missione

domenica 22 ottobre 2006 di don Sinuhe Marotta

Oggi celebriamo la Giornata Missionaria Mondiale. Significa che c’è una Buona notizia da comunicare al mondo intero. Ed è questa: Dio si è chinato su questa nostra umanità, noi uomini gli interessiamo davvero, non siamo soli in questo sconfinato universo.

Si è chinato su di noi e si è mostrato come fragilità, come fosse caricato di tutto il nostro male. La sua Gloria, lo splendore del suo capo non era di raggi di luce ma di spine pungenti che gli abbiamo inflitto; le sue mani non emettevano fasci di potenza ma erano così forti da lasciarsi trafiggere con mitezza; il suo cuore era talmente ricolmo di amore da squarciarsi al contatto con una lancia, così da lasciarsi vedere e toccare da chiunque. Ecco la sua Gloria, come di “un uomo dei dolori che ben conosce il patire”.

La Buona Notizia, poi, è anche questa: vivere significa servire, farsi piccoli, prendersi cura dell’altro, del piccolo, dell’ultimo.

Solo così si diventa grandi, “gloriosi”, non certo nel senso profano di “famosi” cioè conosciuti da tante persone, ma gloriosi in senso cristiano, cioè uomini consistenti, validi, pieni di Vita e di tenerezza verso i deboli.

Ecco allora che oggi non domandiamo al Signore, come fecero i due fratelli Giovanni e Giacomo: “facci quello che ti chiediamo”, ma piuttosto gli chiediamo che possiamo essere capaci di compiere la sua volontà. E la sua volontà è che tutti gli uomini lo vedano, lo conoscano e lo amino perché si sentono amati da Lui; e imparino a loro volta a vivere servendosi gli uni gli altri.

Le Missioni sono nient’altro che questo: far conoscere l’amore di Dio per ciascuno, specie per il piccolo e per il povero; e mostrare che vivere è servire e non dominare l’altro.

Per questo lavorano i nostri missionari; per questo costruiscono strutture, insegnano a scrivere e a leggere, guariscono i corpi con le medicine, guariscono le anime con il Vangelo dell’amore. Per questo i nostri piccoli vengono al catechismo: per vedere quanto il Signore li ama e imparare a vivere servendo e non facendosi servire.

Non c’è niente di più grande ed entusiasmante che essere così e mostrare ad altri a vivere così, da figli di Dio e fratelli in Cristo.


Dal Vangelo di Marco 10,35-45

In quel tempo, si avvicinarono a Gesù Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedèo, dicendogli: «Maestro, noi vogliamo che tu ci faccia quello che ti chiederemo». Egli disse loro: «Cosa volete che io faccia per voi?». Gli risposero: «Concedici di sedere nella tua gloria uno alla tua destra e uno alla tua sinistra». Gesù disse loro: «Voi non sapete ciò che domandate. Potete bere il calice che io bevo, o ricevere il battesimo con cui io sono battezzato?». Gli risposero: «Lo possiamo». E Gesù disse: «Il calice che io bevo anche voi lo berrete, e il battesimo che io ricevo anche voi lo riceverete. Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato».

All’udire questo, gli altri dieci si sdegnarono con Giacomo e Giovanni. Allora Gesù, chiamatili a sé, disse loro: «Voi sapete che coloro che sono ritenuti capi delle nazioni le dominano, e i loro grandi esercitano su di esse il potere. Fra voi però non è così; ma chi vuol essere grande tra voi si farà vostro servitore, e chi vuol essere il primo tra voi sarà il servo di tutti. Il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».


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