La Cattedrale di Gorizia

"Farò germogliare un germoglio di giustizia"

domenica 3 dicembre 2006 di don Sinuhe Marotta

Un nuovo ricominciare oggi ci viene proposto dalla Chiesa nostra Madre, in maniera delicata e decisa, quasi impaziente che tutti noi possiamo accogliere questo invito straordinario:

“Alzatevi e levate il capo!”. Perché ci dice così il Signore, attraverso le parole del vangelo? Forse perché il nostro capo è chino, con lo sguardo rivolto in terra, quasi prostrati dalle tante cose da fare e dalle preoccupazioni che ci attanagliano?

“Alzatevi, levate il capo - ci dice - perché la vostra liberazione è vicina”. Egli è venuto a liberarci da una vita vissuta come schiavi del presente, come schiavi di noi stessi, a volte il peggior padrone che possiamo immaginare e dal quale non è facile emanciparsi.

Questo avverrà già oggi: se daremo credito e spazio a Lui nella nostra vita, allora diverremo uomini liberi e sereni, “figli di Dio immacolati, in questa generazione” di uomini spesso così contraddittori e inquieti, come dice in un passo l’Apostolo Pietro.

Il Signore tornerà vittorioso, infatti, e pieno di luce; la nostra vita assomiglia ad un andargli incontro, lieti e operosi nel bene.

Ma dobbiamo guardarci da alcune minacce. Quali? È il Signore stesso che le prospetta davanti a noi.

Le dissipazioni: quando cioè ci attacchiamo ad ogni cosa che dà piacere, cose piccole, di breve durata e di scarsa consistenza umana, che ci lasciano più poveri di gioia e di forza.

Le ubriachezze: quando invece rinunciamo a condurre la nostra vita e la consegniamo in maniera totale ad altri; poco importa che sia il lavoro, l’abuso di sostanze o comportamenti dai quali finiamo per dipendere senza più poter essere padroni di noi stessi.

Gli affanni della vita: sono le occupazioni di ogni giorno che diventano talmente ossessive da occuparci totalmente, e ci affanniamo e non abbiamo più pace né tempo per noi stessi, né per gli altri, né per Dio.

Che fare, allora? Ascoltiamo ancora il Signore Gesù. Egli ci suggerisce tre cose:

Vegliare, stare cioè attenti ai raggi di luce che penetrano la nostra vita e la nostra storia, per accoglierla e far sì che i nostri cuori siano saldi e irreprensibili nella santità.

Pregare il Signore che venga presto e per tutti gli uomini. Non dobbiamo dimenticare che tanti nostri fratelli vivono ancora nelle tenebre e nell’oppressione della fame, della miseria, della mancanza di sicurezza, di pace, di prospettive degne dell’uomo.

Agire, creando un clima di amore vicendevole e accogliente, “verso tutti” come ci chiede l’apostolo.

Questo faremo noi cristiani in questo tempo di Avvento.


Dal libro del profeta Geremia 33,14-16

« Ecco verranno giorni - oracolo del Signore - nei quali io realizzerò le promesse di bene che ho fatto alla casa di Israele e alla casa di Giuda.

In quei giorni e in quel tempo farò germogliare per Davide un germoglio di giustizia; egli eserciterà il giudizio e la giustizia sulla terra.

In quei giorni Giuda sarà salvato e Gerusalemme vivrà tranquilla. Così sarà chiamata: Signore-nostra-giustizia ».


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