"Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio"
domenica 10 dicembre 2006 di don Sinuhe Marotta
L’Avvento significa in qualche modo la “via”. È la via che ogni uomo deve preparare in se stesso: nei suoi pensieri, nelle sue parole e nelle sue opere, nel suo cuore e nella sua coscienza. Quando dunque nella liturgia si presenta di nuovo l’Avvento dobbiamo interrogarci sulle vie nelle quali non ci può essere la venuta del Signore. Non sono troppe le vie chiuse? Non sono troppe le vie ostruite?
Via significa: apertura. La parola via dice che si può compiere un cammino, che ci si può avvicinare: un cammino che ci avvicina a Dio e che ci permette un incontro tra fratelli » (Giovanni Paolo II).
Ecco oggi che tre personaggi - dal cuore semplice e dalla coscienza spalancata al Signore - ci invitano a preparare le nostre vie interiori: sono i profeti Baruc e Isaia e Giovanni il Battista. “Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri. Ogni burrone sia riempito, ogni colle sia abbassato, i passi tortuosi siano diritti” (Is 40).
È vero, il Signore tornerà vittorioso alla fine dei tempi. Ma non vogliamo che venga nella nostra vita come un ladro o come un giudice minaccioso bensì come il nostro Liberatore e il Primogenito dei Risorti. Ecco perché desideriamo preparargli la strada.
Come fare?
Lavorando con coraggio nella via interiore, nella nostra coscienza, chiedendo al Signore che la raddrizzi, ne tolga i massi che da troppo tempo la bloccano, ne colmi le buche, cioè le mancanze. Che questo sia possibile, lo promette il Signore stesso con le parole di Baruc: “Poiché Dio ha stabilito di spianare ogni alta montagna e le rupi secolari, di colmare le valli e spianare la terra, perché Israele proceda sicuro” (prima lettura).
Il sacramento della Riconciliazione è proprio questo: lasciare che sia il Signore stesso a liberare la nostra via interiore. Che cosa di più semplice? Anche se non certo facile!
E poi abbiamo da preparare le vie al di fuori di noi. L’invito a “colmare le valli”, “raddrizzare i sentieri” dice anche le enormi difficoltà a vivere - addirittura a sopravvivere - di bambini, donne uomini, giovani. Ecco perché intendiamo anche impegnarci in iniziative di giustizia, di sostegno ai deboli, di carità.
Che dovrebbero alla fine sfociare in interventi politici, sin al più alto livello mondiale. A poco serve, infatti, colmare una buca sulla strada della pace e della dignità umana se poco più in là qualcun altro ne scava un’altra più grande ancora.
Camminiamo, anche con la nostra celebrazione eucaristica, verso il Signore!
Dal libro del profeta Baruc 5,1-9
« Deponi, o Gerusalemme, la veste del lutto e dell’afflizione,
rivestiti dello splendore della gloria che ti viene da Dio per sempre.
Avvolgiti nel manto della giustizia di Dio,
metti sul capo il diadema di gloria dell’Eterno,
perché Dio mostrerà il tuo splendore ad ogni creatura sotto il cielo.
Si sono allontanati da te a piedi, incalzati dai nemici;
ora Dio te li riconduce in trionfo come sopra un trono regale.
Poiché Dio ha stabilito di spianare ogni alta montagna e le rupi secolari, di colmare le valli e spianare la terra,
perché Israele proceda sicuro sotto la gloria di Dio ».