La Cattedrale di Gorizia

“Quelli che udirono si stupirono…”

domenica 24 dicembre 2006 di don Sinuhe Marotta

Gioia e stupore, stupore e gioia sono i sentimenti che oggi attraversano la nostra liturgia, ispirata dalle parole della Sacra Scrittura che in essa viene proclamata.

Sono sentimenti che devono attraversare anche i nostri cuori di credenti in Cristo, per non lasciare il posto invece agli altri sentimenti negativi che occupano il cuore dei personaggi del presepe che stanno nelle tenebre: il re Erode e la città con i suoi intellettuali.

Costoro, infatti, davanti allo straordinario annuncio che in un piccolo bambino le promesse di Dio si sono finalmente realizzate sono abitati dalla paura e dall’indifferenza. Non assomigliamo loro, che davanti al solo pensiero di Dio reagiscono con la paura e con l’indifferenza!

Sì, Egli è in mezzo a noi, è l’Emmanuele, è nostro compagno di viaggio; non siamo più soli davanti alla vita e alla morte.

Gioia e stupore, quindi, che abitano i cuori delle persone dal cuore semplice, persone in indomita attesa della Luce, della Verità, della Giustizia, della Pace.

Gioia e stupore perché siamo stati creati da Dio; perché non siamo un semplice “prodotto biologico del concepimento”; perché siamo stati fatti a Sua immagine. E finalmente possiamo contemplarla da vicino questa straordinaria immagine di Dio, che ci fa vedere dal vivo che cosa significa essere uomini.

Gioia e stupore perché oggi siamo stati rinnovati, redenti dal male; possiamo condividere la vita divina di Dio stesso, noi, nella nostra carne umana.

Ecco perché possiamo ancora permetterci di parlare d’Amore duraturo, di legami di affetto indissolubili. Ecco perché possiamo credere al riscatto di chi ha sbagliato, perché possiamo accogliere come fratello uno straniero, perché possiamo ancora adoperarci per la Pace e per un ordine mondiale più giusto ed equo.

“Quelli che udirono si stupirono…” (Lc 2,18). Potranno dirlo oggi coloro che vedono la vita di noi credenti in Cristo?


Dal Vangelo di Luca 2,15-20

« Avvenne che, appena gli angeli si furono allontanati per tornare al cielo, i pastori dicevano fra loro: “Andiamo fino a Betlemme, vediamo questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere”.

Andarono dunque senz’indugio e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, che giaceva nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. Tutti quelli che udirono, si stupirono delle cose che i pastori dicevano.

Maria, da parte sua, serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore.

I pastori poi se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro ».


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