«In Lui mi sono compiaciuto»
domenica 7 gennaio 2007 di don Sinuhe Marotta
Dal canto del Gloria in excelsis ad opera degli angeli passiamo alle parole sobrie ma decise di Giovanni Battista che indica Gesù come il Forte, capace di battezzare con lo Spirito di Dio; dalla gioia dei pastori e dei Magi dinanzi allo stupore caldo e riconoscente per la maternità e per l’infanzia del Messia passiamo alla coscienza del compito importante per cui Gesù si sente mandato; dal silenzio abitato dalla Presenza di Dio di cui Maria era portatrice passiamo al realismo del mondo adulto che sente il bisogno di rivedere costantemente la propria vita e di sottoporla ad un miglioramento continuo, purificandola dal male con un battesimo di penitenza.
Non è un’indebita ed antiscientifica abbreviazione cronologica quella che ci propone la liturgia – e il Vangelo che ne sta all’origine: Gesù prima è bambino e poi improvvisamente adulto. Perché non è una rievocazione storica quella che compiamo nelle nostre Chiese. Non siamo archeologi o cultori del passato, noi cristiani.
È piuttosto uno sguardo profondo sulla vicenda umana di Colui che solo umano non è. È uno sguardo pensoso su Colui che sul suo capo non vede scendere l’olio della consacrazione ad opera del profeta sacerdote Samuele, come il re Davide, ma la voce stessa del Padre, che scosta la lieve tenda del cielo per far sentire a tutti la sua approvazione per questo suo Figlio Unico, dopo le parole chiare e folgoranti di Giovanni il Battista.
Se Cristo Gesù ha sentito il bisogno di assumere un compito buono nella sua esistenza, chi siamo noi per non interrogarci a nostra volta con passione e con fede su quale sia il desiderio del Padre per la nostra vita e per il nostro mondo?
Se Cristo Gesù, il Figlio in cui Dio Padre si compiace, ha sentito il bisogno di fare la fila con i peccatori, chi siamo noi per fare a meno delle parole e dei gesti della Chiesa che proclama sul nostro capo il perdono stesso di Dio?
Se su Cristo Gesù si è soffermato il Padre del cielo, indicando la sua persona come degna di essere ascoltata, chi siamo noi per darci ad altri maestri e signori che regnano soltanto su questa terra?
Il Battesimo al Giordano richiama la nostra Cresima, con il suo segnare la compiutezza della nostra maturazione davanti a Dio e l’assunzione dei compiti che ne derivano.
Padre d’immensa gloria, concedi a noi
che oggi celebriamo il mistero del suo battesimo nel Giordano,
di vivere come fedeli imitatori del tuo Figlio prediletto,
in cui il tuo amore si compiace.
Dal Vangelo di Luca 3,15-16.21-22
« In quel tempo, poiché il popolo era in attesa e tutti si domandavano in cuor loro, riguardo a Giovanni, se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: “Io vi battezzo con acqua; ma viene uno che è più forte di me, al quale io non son degno di sciogliere neppure il legaccio dei sandali: costui vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco”
Quando tutto il popolo fu battezzato e mentre Gesù, ricevuto anche lui il battesimo, stava in preghiera, il cielo si aprì e scese su di lui lo Spirito Santo in apparenza corporea, come di colomba, e vi fu una voce dal cielo: “Tu sei il mio Figlio prediletto, in te mi sono compiaciuto” ».