La Cattedrale di Gorizia

Cuori aperti e generosi

domenica 4 febbraio 2007 di don Sinuhe Marotta

Cuori aperti e generosi, chiede il Signore, per “pescare alla vita” - o “mantenere in vita” dice il testo originale – gli uomini. E che sproporzione tra le tante esigenze dell’umanità antica e contemporanea e le proprie esili forze, tra il bisogno di senso che le persone portano nel cuore e il proprio impegno profuso: “Maestro, abbiamo faticato tutta la notte senza prendere nulla…”.

Forse nella propria barca avvolta dalla notte bisogna far entrare il Signore perché faccia davvero giorno. Forse bisogna stare ancora più vicini a Lui che è la Luce per vederci davvero bene come e dove gettare le reti, cioè svolgere il proprio compito nella vita.

Cuori aperti, chiede il Signore, anche e prima di tutto nel riconoscere non solo la propria inadeguatezza ma anche la propria indegnità: “Uomo dalle labbra impure io sono”, uomo come tutti, “in mezzo ad un popolo dalle labbra impure io abito”, confesserà il giovane Isaia al suo Dio. E anche il rude Pietro lo capisce bene e tutto quello che sa fare è gettarsi ai piedi di Gesù: stammi lontano, sai che cosa sono, un povero peccatore.

Ma il Signore non sembra tanto interessato a queste cose, ha piuttosto un altro sogno su di noi, più grande e bello: “vai e porta alla vita gli uomini”. E sarà la brace della sua Parola, sarà la forza della sua mano a toccare e guarire anche dalla propria indegnità.

Cuori generosi, infine, chiede il Signore: cuori non intralciati dalle tante distrazioni, futilità e addirittura cose dannose di cui riempiamo la nostra vita. Cuori generosi che non si lascino imbrigliare dalla paura e dal rimpianto di ciò che avrebbe potuto essere e non sarà più, ma che, lasciando tutte queste cose, si mettano a Sua disposizione per portare vita, per donare la vita, per offrire la sua Vita.

“Chi manderò, chi andrà per me? – Eccomi, manda me, Signore”.


Dal Vangelo di Luca 5,1-11

« Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: “Prendi il largo e calate le reti per la pesca”. Simone rispose: “Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti”. E avendolo fatto, presero una quantità enorme di pesci e le reti si rompevano.

Allora fecero cenno ai compagni dell’altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche al punto che quasi affondavano.

Al veder questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: “Signore, allontanati da me che sono un peccatore”. Grande stupore infatti aveva preso lui e tutti quelli che erano insieme con lui per la pesca che avevano fatto; così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedeo, che erano soci di Simone.

Gesù disse a Simone: “Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini”. Tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono ».


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