La Cattedrale di Gorizia

“Il Signore ascoltò la nostra voce”

domenica 25 febbraio 2007 di don Sinuhe Marotta

« In quel tempo, Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano e fu condotto dallo Spirito nel deserto dove, per quaranta giorni, fu tentato dal diavolo. Non mangiò nulla in quei giorni; ma quando furono terminati ebbe fame. Allora il diavolo gli disse: “Se tu sei Figlio di Dio, di’ a questa pietra che diventi pane”. Gesù gli rispose: “Sta scritto: ‘‘Non di solo pane vivrà l’uomo’’”.

Il diavolo lo condusse in alto, e mostrandogli in un istante tutti i regni della terra, gli disse: “Ti darò tutta questa potenza e la gloria di questi regni, perché è stata messa nelle mie mani e io la dò a chi voglio. Se ti prostri dinanzi a me, tutto sarà tuo”. Gesù gli rispose: “Sta scritto: ‘‘Solo al Signore Dio tuo ti prostrerai, lui solo adorerai’’”.

Dopo aver esaurito ogni specie di tentazione, il diavolo si allontanò da lui per ritornare al tempo fissato ».

(Lc 4,1-13)


L’orecchio di Dio non smette mai di ascoltare. Egli conosce il nostro cuore, conosce il nostro grido prima ancora che esca dalla nostra bocca: lo rafforza e lo trasforma in invocazione: “Mi invocherà e gli darò risposta”, abbiamo proclamato nel salmo. Il grido è la prima forma di preghiera.

Ma l’orecchio di Dio ascolta anche il grido inespresso. Prima ancora del desiderio dell’uomo, infatti, c’è il tempo della nostalgia che Dio ha di noi, il tempo in cui il Padre suscita il desiderio della salvezza.

È il peccato che rompe il dialogo tra Dio e l’uomo, tra Dio e il suo popolo. E questo peccato ha un nome: dimenticanza. Ci dimentichiamo ciò per cui siamo stati fatti, ci dimentichiamo che c’è Qualcuno che ci ascolta, anche nella notte. Ci dimentichiamo di Dio.

Ecco perché risulta splendida quell’immagine di Cristo nel deserto, tentato da Satana: da un lato Egli ci ricorda che cosa siamo quando dimentichiamo il Padre, siamo preda di ogni pensiero, di ogni sentimento, di ogni spirito malvagio, in un mondo reso pian piano deserto dalla nostra dimenticanza; dall’altro, Egli ci ricorda come possiamo diventare quando ri-ascoltiamo il Padre di tutti, quando lasciamo spazio al desiderio di realizzare il suo sogno d’amore sull’umanità.

Qui, ora, nella nostra celebrazione è il luogo dove si incontra il nostro grido di uomini con l’orecchio di Dio, il nostro desiderio di essere ascoltati con la salvezza di Dio Padre.

In questo tempo di Quaresima vogliamo nuovamente essere Suoi.

Signore nostro Dio, ascolta la voce della Chiesa che ti invoca
nel deserto del mondo: stendi la tua mano, perché nutriti.
con il pane della tua Parola e fortificati dal tuo Spirito,
vinciamo con il digiuno e la preghiera
le continue seduzioni del maligno.


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