Dimorare
domenica 13 maggio 2007 di don Sinuhe Marotta
Tornando al Padre, Cristo non ha cessato di agire. La sua azione non è stata interrotta dalla terribile bufera del Venerdì Santo, ma ne è stata trasformata. Egli continua ad agire tra di noi attraverso la sua Parola, pronunciata non più dalle sue labbra di carne ma attraverso le labbra di coloro che Egli ha inviato.
E non solo attraverso le parole degli inviati (“apostoli”), bensì attraverso la loro creatività e capacità di interpretare le nuove situazioni della vita e della cultura. Questo significa la rinuncia alla quasi totalità delle prescrizioni rituali ebraiche per i nuovi convertiti alla via di Gesù, cui abbiamo assistito nella prima lettura (cfr. At 15).
Di più; Egli desidera abitare tra noi, dimorare in noi: “Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui”. Che cosa c’è di più grande? Sapere di essere accompagnati e non più soli in questa vita complicata, sapere di avere la presenza di Cristo in sé.
Come potrà avvenire tutto questo? ci potremmo domandare. “Se uno osserverà la mia Parola”, risponde il Signore.
E poi ancora grazie al Consolatore - “Colui-che-sta-con-chi-è-solo”, il Paraclito, para-kletòs, cioè ad-vocatus – l’Avvocato che ci consiglia, ci difende, ci fa ricordare le cose giuste da compiere e che Gesù ci ha lasciato come consegna preziosa.
È davvero questo il tempo di invocare lo Spirito per noi, per i nostri figli, per la Città dell’uomo, per la nostra città.
Quando Dio è lasciato entrare e gli si fa prendere dimora nelle nostre città, non come straniero mal sopportato ma come ospite atteso, gradito, onorato e ascoltato, allora le nostre città – e prima ancora quel microcosmo che è la nostra persona – diventano come l’Apocalisse le descrive: aperte da tutti i lati e accoglienti, splendenti di luce e di pace, poggiate su solidi valori, con nel cuore la pietra preziosa che è l’Agnello, Colui che ha vinto offrendosi in mitezza e mansuetudine.
Dal Vangelo di Giovanni, 14,23-29
« In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.
Queste cose vi ho detto quando ero ancora tra voi. Ma il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, egli v’insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto.
Vi lascio la pace, vi dò la mia pace. Non come la dà il mondo, io la dò a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore.
Avete udito che vi ho detto: Vado e tornerò a voi; se mi amaste, vi rallegrereste che io vado dal Padre, perché il Padre è più grande di me. Ve l’ho detto adesso, prima che avvenga, perché quando avverrà, voi crediate”. ».