Avere la vita
domenica 15 luglio 2007 di don Sinuhe Marotta
"Che cosa devo fare per avere la Vita?” Anzi, la vita eterna. Ecco la preoccupazione centrale del cristiano.
Non tanto la preoccupazione dell’uomo religioso, alla ricerca delle tracce del divino per poterlo onorare adeguatamente.
E neppure questa è la preoccupazione dell’uomo credente in Dio – se così possiamo dire – il quale è giustamente preoccupato di “amare Dio sopra ogni cosa”, di conoscere ciò che Gli interessa, lasciandogli uno spazio importante nella propria vita, specialmente grazie al culto.
Come se il resto poi non importasse più. Quanto abbiamo dovuto soffrire, in un passato non troppo lontano, in termini di immagine, di conseguenze politiche drammatiche e di danni economici per tutto il nostro paese anche a causa di uomini che forse si dichiaravano credenti in Dio, magari onorandolo con la Messa, ma per i quali tutto il resto – cioè la vita morale, la vita pratica – non importava più, sottomessa com’era a giochi di potere, a interessi di parte o addirittura di persone singole.
Al cristiano invece interessa la Vita: “che cosa devo fare per avere la vita”, anzi, una vita eterna. Questa è la domanda che guida le proprie azioni, questo il contenitore dove trovano spazio le due vite – che poi diventano una sola – dell’amore di Dio “con tutto il cuore” e dell’amore del prossimo come fosse un altro se stesso.
Fede in Dio che diventa compassione del prossimo; curvarsi sul prossimo ferito che diventa espressione del fatto che Dio stesso – in Cristo – si è curvato su di noi, come uno straniero buono. Senza cesure, senza separatezze né distinzioni di compiti o di competenze. Il Vangelo è per la vita, per incentivarla, farla crescere, offrirla a chi la cerca, per farla incontrare a chi la desidera.
E quell’incontro tra il viaggiatore culturalmente, ideologicamente e religiosamente distante e il poveraccio ferito – ma paradossalmente portatore di una grande ricchezza - avviene sulla strada. Non in una struttura dedicata, né in una sala riunioni, ma in una strada, nella casualità ordinaria dei rapporti umani.
Che cosa ha da dirci tutto questo?
Dal Vangelo di Luca 10,25-37
« In quel tempo, un dottore della legge si alzò per mettere alla prova Gesù: “Maestro, che devo fare per ereditare la vita eterna?”. Gesù gli disse: “Che cosa sta scritto nella Legge? Che cosa vi leggi?”. Costui rispose: “Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente e il prossimo tuo come te stesso”. E Gesù: “Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai”. Ma quegli, volendo giustificarsi, disse a Gesù: “E chi è il mio prossimo?”.
Gesù riprese: “Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e incappò nei briganti che lo spogliarono, lo percossero e poi se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto lo vide e n’ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi, caricatolo sopra il suo giumento, lo portò a una locanda e si prese cura di lui” ».