La Cattedrale di Gorizia

«Stolto!»

domenica 5 agosto 2007 di don Sinuhe Marotta

Mai ci fu nella storia dell’umanità un’epoca come la nostra nella quale gli uomini hanno potuto – in massa – possedere tante cose e tanti beni. E mai, potremmo tristemente aggiungere, ci fu un’epoca ed una società come la nostra occidentale, nella quale gli uomini hanno abbandonato – in massa – il proprio Dio.

Che siano legate le due cose, come comprendiamo dalle parole di Cristo nel Vangelo? Che giudizio pesante in quel epiteto – “stolto” – dato al benestante della pagina evangelica. È il termine usato nella Bibbia per definire coloro che vivono come se Dio non ci fosse, sbagliando di grosso, però. Costoro, oltre ad essere preoccupati esclusivamente di sé sino a dimenticare il Dio che li ha creati, vengono descritti come talmente attaccati alle proprie cose tanto da calpestare la giustizia e addirittura i propri fratelli, sino a “divorarli come il pane” (Salmo 14).

Ma il destino degli stolti è segnato, dice la Scrittura: tutta la loro preoccupazione ed il loro successo sono come uno sbuffo di vapore del proprio fiato al mattino, “vanità delle vanità”, traduce il libro del Qoèlet.

E allora? Dovremmo forse tornare ad una società preindustriale e ad un’economia di sussistenza, nelle quali le cose sono un lusso per pochi, ma dove tutti finalmente comprendono che la vita non dipende dai beni posseduti ma dal Dio di ogni uomo?

Il Signore ci fa capire che non è questa la via da seguire. In primo luogo dobbiamo piuttosto lodare il Padre per tutto ciò che abbiamo e per ciò che siamo capaci di realizzare, in quanto è Suo dono.

Guardarsi poi dalla cupidigia, che può essere tenuta a bada proprio grazie al difficile ma salutare esercizio costante della condivisione dei propri beni con coloro che non ne hanno a sufficienza.

In terzo luogo, arricchirsi davanti a Dio, dice il Signore Gesù. San Paolo nel suo messaggio ai Galati ci fa comprendere che ciò significa crescere nella rettitudine morale, nella limpidezza interiore e della parola, nel dominio delle passioni disordinate e nell’eliminazione dei desideri cattivi: rivalse, vendette, umiliazioni dell’altro, sfruttamento del suo corpo.

E infine la lotta dura contro l’avarizia, la nemica più acerrima da combattere, che pretende di lasciare alle proprie cose il posto che spetta a Dio solo.


Dal Vangelo di Luca 12,13-21

« In quel tempo, Gesù disse loro: “Guardatevi e tenetevi lontano da ogni cupidigia, perché anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende dai suoi beni”.

Disse poi una parabola: “La campagna di un uomo ricco aveva dato un buon raccolto. Egli ragionava tra sé: Che farò, poiché non ho dove riporre i miei raccolti? E disse: Farò così: demolirò i miei magazzini e ne costruirò di più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; riposati, mangia, bevi e datti alla gioia.

Ma Dio gli disse: Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato di chi sarà? Così è di chi accumula tesori per sé, e non arricchisce davanti a Dio” ».


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