“Non può essere mio discepolo…”
domenica 9 settembre 2007 di don Sinuhe Marotta
È davvero così importante essere discepoli di Cristo? Cioè ascoltarlo, seguirlo, imitarlo, amarlo? Perché per ben tre volte oggi il Signore pone davanti alla nostra libertà l’alternativa: per essere discepoli suoi non anteporre nulla, né i legami familiari più cari, né tanto meno i propri beni.
È come se la sua persona fosse più preziosa e importante di ogni altra cosa. Come mai questa pretesa?
Forse perché in Lui c’è la Sapienza, quella che viene dall’alto, capace di ammaestrare gli uomini, di raddrizzare i loro sentieri sulla terra, Sapienza capace di salvarli (cfr. Sap 9,13ss). In Cristo c’è il volere di Dio Creatore espresso con parole umane. In Lui stanno non tanto i saperi sulle cose della terra ma soprattutto i saperi sulle cose del cielo, quelle cioè che non verranno mai meno. Le cose visibili della terra, infatti, durano un momento - ci ricorda l’apostolo Paolo - quelle invisibili del cielo durano per sempre.
Ecco perché vale la pena di seguire Cristo come discepoli, come uomini e donne, cioè, che desiderano capire e imparare: sempre giovani, quindi, perché voler capire e imparare è tipico di chi si trova alle soglie della vita.
Ed ecco infine che alla Sua luce comprendiamo in profondità anche il valore dei nostri beni – l’abbondanza dei quali, però, sembra essere l’ostacolo maggiore per seguire Lui – e delle nostre relazioni d’amore. Beni e relazioni che valgono nella misura in cui non ci ostacolano ma piuttosto favoriscono la nostra adesione al Signore della Vita.
E non ci spaventerà neppure quella fatica necessaria ad affrontare la vita come una paziente e continua offerta d’amore, offerta che spesso ci lascia la sensazione di quasi dover morire a tutta una serie di realtà. Che importa! Se la viviamo con Cristo questa paziente e amorosa rinuncia a noi stessi, allora essa diventerà una croce portatrice di vita e di Risurrezione.
“Fa’ che diventiamo veri discepoli del Cristo tuo Figlio, o Padre”.
Dal Vangelo di Luca 14,25-33
« In quel tempo, siccome molta gente andava con lui, Gesù si voltò e disse: “Se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. Chi non porta la propria croce e non viene dietro di me, non può essere mio discepolo.
Chi di voi, volendo costruire una torre, non si siede prima a calcolarne la spesa, se ha i mezzi per portarla a compimento? Per evitare che, se getta le fondamenta e non può finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro.
Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda un’ambasceria per la pace. Così chiunque di voi non rinunzia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo” ».