La Cattedrale di Gorizia

«Fammi giustizia»

domenica 21 ottobre 2007 di don Sinuhe Marotta

Così chiede con insistenza petulante una donna ad un giudice egoista e disonesto, interessato più di se stesso e dei propri affari piuttosto che di una poveraccia con i suoi legittimi problemi o – peggio – della giustizia stessa.

“Venga il Tuo Regno”, chiediamo noi ad un Padre che ci ama con un cuore di madre, che soffre per uno solo dei suoi figli che si perde, un Padre per cui il suo unico Figlio obbediente vale meno dei suoi figli adottivi ribelli e cocciuti nella ricerca di futilità.

Se quel giudice senza cuore ascoltò e si lasciò vincere dall’insistenza della vedova, quanto più il Padre dei cieli non si lascerà commuovere e interverrà a favore di chi lo implora tra le lacrime?

E qui, però, ci fermiamo pensosi. Perché per intervenire sulla nostra terra il Signore Dio ha bisogno di porte aperte, di braccia alzate verso il cielo per invocarlo, ha bisogno di cuori ardenti che lo chiamino con insistenza. Ha bisogno di fede, per non sentirsi un estraneo male accettato tra i suoi, nel suo mondo.

E su questo si è fermato anche il Figlio di Dio, Gesù il Cristo, quando si è chiesto: “Ma il figlio dell’Uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?”.

Mosè sta ritto sul colle con le braccia alzate per tenere aperte le porte del cielo e lasciare che scenda sulla terra la forza per i buoni, lo Spirito che rende capaci di combattere e vincere contro il male nella nostra vita.

Non gli basta la sua spontaneità o le forti motivazioni in questa preghiera continua; egli ha bisogno di sostegno, anche se può sembrare prosaico, innaturale o ripetitivo. Ha bisogno di una regola, ha bisogno di costanza, ha bisogno di amici che lo sostengano.

Oggi, Giornata Missionaria Mondiale 2007, ricordiamo i tanti figli e le innumerevoli vedove che chiedono giustizia al Padre di tutti. Ricordiamo i tanti missionari che, come Giosuè nella pianura di Refidim, sono scesi in battaglia contro le prevaricanti forze del male, fino agli angoli più remoti del pianeta.

Oggi ricordiamo che abbiamo il compito di non lasciarli soli, il compito di risvegliarci dall’incantesimo che ci fa freddi e indifferenti come quel giudice egoista del Vangelo, per diventare sensibili alle tante grida di aiuto, e diventare come la vedova insistente, come Mosè paziente che con la sua preghiera tiene aperte le porte del cielo.

Anche per non lasciare senza risposte la terribile domanda di nostro Signore: “Ma il Figlio dell’Uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?”.


Dal Vangelo di Luca 18,1-8

« In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi: “C’era in una città un giudice, che non temeva Dio e non aveva riguardo per nessuno. In quella città c’era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: Fammi giustizia contro il mio avversario. Per un certo tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: Anche se non temo Dio e non ho rispetto di nessuno, poiché questa vedova è così molesta le farò giustizia, perché non venga continuamente a importunarmi”.

E il Signore soggiunse: “Avete udito ciò che dice il giudice disonesto. E Dio non farà giustizia ai suoi eletti che gridano giorno e notte verso di lui? Li farà a lungo aspettare? Vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?”».


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