« Alla fine dei giorni,
il monte del tempio del Signore
sarà saldo sulla cima dei monti
e s’innalzerà sopra i colli,
e ad esso affluiranno tutte le genti.
Verranno molti popoli e diranno:
«Venite, saliamo sul monte del Signore,
al tempio del Dio di Giacobbe,
perché ci insegni le sue vie
e possiamo camminare per i suoi sentieri».
Spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri,
delle loro lance faranno falci;
una nazione non alzerà più la spada
contro un’altra nazione,
non impareranno più l’arte della guerra.
Casa di Giacobbe, venite,
camminiamo nella luce del Signore. ».
(Is 2, 1-5)
Oggi si apre un tempo nuovo, non tanto perché inizia un nuovo anno liturgico, ma perché con l’Avvento veniamo risvegliati dal sonno, cioè dal conformismo e dalla logica di questo mondo.
Veniamo risvegliati da un grido: “Andiamo con gioia incontro al Signore”. Egli, infatti, viene nel nostro mondo tormentato, segnato da inimicizie, addirittura da guerre, per portarlo a compimento. Egli vuole finalmente concludere la sua Creazione portando la pace, instaurando il suo Regno.
Siamo quasi strattonati e spinti incontro alla speranza, perché il Vangelo ci annuncia che la notte sta per finire; non è ancora finita, ma sta per finire. Questa notte e queste tenebre rappresentano le potenze del male che attanagliano la nostra vita e la nostra convivenza, spegnendo la nostra speranza.
Il Giorno del Signore si avvicina: è sorto, questo giorno, con lo splendore della risurrezione di Cristo. I suoi raggi giungono sino a noi nelle parole della Chiesa, che ci riportano a quel mattino pasquale. Giungono sino a noi negli eventi di pace della nostra storia umana: come non vedere in quel - ormai inutile e ingiusto - confine che cadrà tra qualche giorno un altro passo “verso il monte del Signore”, al quale accorreranno “tutti i popoli del mondo”?
Il Suo Giorno viene nei segni di fraternità che costellano le nostre città. Vivere da fratelli non è una pia utopia; è sufficiente recarsi in piazza S. Francesco per rendersi conto che si può vivere da fratelli, condividendo anche il pane, pur senza essere parenti di sangue. Un piccolo segno, che dura da quasi un secolo.
E infine il Giorno del Signore giunge più veloce quando viviamo onestamente, non preda dei nostri eccessi, non schiavi delle nostre passioni, non servi delle nostre contese e gelosie, come ci richiama decisamente l’Apostolo Paolo.
Il Signore viene, il suo Giorno avanza. Per questo, anche noi “andiamo con gioia incontro al Signore”, con la nostra fresca preghiera e con i nostri piccoli gesti di fraternità, con i quali segneremo i giorni di questo Avvento 2007.
