Che sia un problema serio, quello di essere sostenuti nel cammino incontro a Colui che viene? Di poter, cioè, “perseverare nella pazienza”, sino a che maturi la nostra vita interiore e la nostra fede, tanto che dal nostro cuore possa sbocciare il fiore luminoso e profumato della gioia?
Sembra di sì, ascoltando la liturgia odierna. Il messaggio giunge forte e chiaro e rinvigorisce il nostro desiderio affaticato: “Dite agli smarriti di cuore: Coraggio!”.
Sono parole buone, ma ne abbiamo davvero bisogno? Esse ci dicono in altri termini, infatti, che il vero capitale che ci fa ricchi è la grandezza della nostra speranza. Più ricche di speranza sono una persona, una famiglia, una società, più esse sono umane. Sarebbe interessante, allora, provare a creare una graduatoria a livello sociale per verificare dove esiste maggiore o minore speranza, vedere chi ne ha da offrire, chi invece ne ha più bisogno, chi l’ha perduta del tutto…
Questo ammanco di speranza oggi ritiene centrale il filosofo Galimberti nel suo ultimo libro “L’ospite inquietante. I giovani e il nichilismo”. Pur non condividendo la visione cristiana della vita, egli denuncia – con Nietzsche – il momento in cui “i valori supremi perdono valore” e, preda del mercato e del consumo, i giovani non si rendono conto che “ciò che si consuma è la loro stessa vita, che più non riesce a proiettarsi in un futuro capace di far intravvedere una qualche promessa”.
Non di sole parole, però, abbisogna la nostra speranza e neppure sono solo i giovani coloro che forse ne necessitano maggiormente.
Tante famiglie appartenenti alla nostra città e a comunità lontane nella geografia - ma vicine ai nostri affetti e solidarietà - attendono gesti di vicinanza, di ascolto della loro pena, di attenzione al loro bisogno.
Ecco perché la creazione dei Centri di Ascolto, con i quali le nostre comunità possono essere vicine a centinaia di persone e di famiglie: non fosse altro perché promuovono la speranza sul territorio e nel mondo, perché sostengono altri nel cammino della vita.
Ecco perché oggi ci presenteremo all’Eucaristia con una borsa della spesa e destineremo le nostre offerte alla Caritas diocesana: perché la gioia fiorisca e il ritorno di Cristo che viene alla fine dei tempi sia più vicino. Per tutti.
Dal Vangelo di Matteo, 11,2-11
« In quel tempo, Giovanni, che era in carcere, avendo sentito parlare delle opere del Cristo, mandò a dirgli per mezzo dei suoi discepoli: “Sei tu colui che deve venire o dobbiamo attenderne un altro?”. Gesù rispose: “Andate e riferite a Giovanni ciò che voi udite e vedete: I ciechi ricuperano la vista, gli storpi camminano, i lebbrosi sono guariti, i sordi riacquistano l’udito, i morti risuscitano, ai poveri è predicata la buona novella, e beato colui che non si scandalizza di me”. ».
