Ecco il Grande Segno che Dio offre a noi umani, sempre in cerca di conferme nel nostro incedere nella vita. Ci vengono dati dall’alto, è vero, tanti piccoli segni del suo Amore e della sua vicinanza, dal sole che sorge ogni giorno su buoni e cattivi alla Natura che ancora ci nutre, benché pesantemente maltrattata dalla nostra colpevole insipienza…
Ma c’è il Grande Segno dell’Amore di cui siamo oggetto, ed è questo: l’Emmanuele, il “Dio-con-noi”. Mille consigli può gridare il papà al figlioletto imprudente e spaventato inoltratosi nell’acqua un po’ troppo alta; ma il segno più forte del suo esser padre è scendere a grandi passi in quell’acqua, dare la mano al piccolo che annaspa in lacrime per poi portarlo al sicuro a riva.
Essere con noi, dalla nostra parte, a nostra misura, in una carne simile alla nostra: ecco quello che il Signore Dio ha voluto compiere con l’Incarnazione che celebriamo nel Natale di Cristo Gesù.
Che cosa chiedere di più nella vita? Eppure…
Eppure agiamo e reagiamo in maniera strana e contraddittoria, noi umani. Il re Acaz, trovandosi alle strette a causa del serio pericolo di essere aggredito da una coalizione di tre re stranieri, vive nella paura. E a poco servono le parole incoraggianti del profeta Isaia, se non a mettere in luce il terribile dilemma: su chi puntare? a chi credere? A se stessi e alle proprie fragili evidenze o a Dio e alle sue promesse?
E Acaz sceglie di credere a se stesso, alle proprie paure, rassegnato ad agitarsi affannosamente in un’acqua per lui ormai un po’ troppo alta (errore assai grave dal punto di vista spirituale, questo di fuggire il bene per paura…).
Al Signore Dio non resterà che l’alternativa di scendere con lui, di bagnarsi nella nostra umanità, rivestendosi della nostra carne mortale, per darci la mano e tirarci pian piano al sicuro, alla riva della Vita…
Emmanuele, Dio-con-noi: come non imitarlo nell’andare verso i fratelli più fragili? Oggi, infatti, siamo chiamati a puntare il nostro sguardo sulla terribile fragilità della malattia psichica, che tanto timore suscita in tutti noi. Un dolore infinito, questo, disabitato, di una solitudine immensa. Come accontentarci di propinare consigli o, peggio, recriminazioni e proteste? Come non compiere un passo verso queste persone in sofferenza, specialmente verso le loro famiglie, che quasi sempre da sole, portano un peso troppo pesante da portare?
L’Emmanuele, il Dio-con-noi attende i nostri passi per farsi vicino a questo dolore disabitato.
Dal Vangelo di Matteo 1,18-24
« Mentre però stava pensando a queste cose, ecco che gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: “Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo. Essa partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati”.
Tutto questo avvenne perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: “Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio, che sarà chiamato Emmanuele”, che significa “Dio-con-noi”. Destatosi dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa ».
