E’ la prima forma di comunione tra le persone. Nasce dall’amore tra un uomo e una donna decisi ad unirsi stabilmente. Si chiama «famiglia».
Anche il Verbo Divino, il Figlio di Dio l’ha scelta come porta per entrare nel nostro mondo, come luogo più adatto a “crescere in età, sapienza e grazia, davanti a Dio e agli uomini”.
Essa infatti costituisce «il luogo primario dell’“umanizzazione” della persona e della società». Ce lo ricordava già Giovanni Paolo II nella sua lettera ai cristiani laici di tutto il mondo (ChrL 40). Non solo: essa è anche “culla della vita e dell’amore”.
Che straordinario ambiente Dio ha pensato per noi esseri umani, anzi, per essere uomini! Prima ancora delle città, prima delle nazioni, prima ancora degli Stati viene la famiglia, la prima società naturale, un’istituzione divina che sta a fondamento della vita delle persone, come prototipo di ogni ordinamento sociale, come afferma la Dottrina Sociale della Chiesa.
Dobbiamo ricominciare a raccontarla ai nostri figli, questa avventura della famiglia? Come se fosse una cosa nuova, insolita, bella? Raccontarla con gratitudine, emozione e timore di non sentirci forse pienamente all’altezza dello straordinario compito di pace di cui essa è portatrice?
Sì, perché proprio la famiglia è la prima e insostituibile educatrice alla pace. Non i congressi, non gli slogan, non le marce né i tavoli, che pure conservano il loro importante compito. La pace si apprende a casa. Il suo linguaggio, la sua grammatica, le esperienze di pace vengono vissute innanzitutto in famiglia. Ecco perché fanno tanto soffrire le purtroppo diffuse rotture familiari, perché fanno vacillare i fondamenti stessi delle strutture personali e sociali che sostengono le persone e la pace stessa sulla faccia della nostra terra.
Ecco perché è necessario sostenerla, la famiglia. Sostenerla come educatrice primaria dei nuovi esseri umani, come principale agenzia di pace per le nostre società. Sostenerla nel suo diritto alla casa, al lavoro stabile per il sostentamento dei suoi membri; sostenerla nel suo desiderio di crescere accogliendo nuove creature.
In questo modo, capiremo meglio che anche i popoli della terra sono chiamati ad instaurare tra loro rapporti di solidarietà e di collaborazione, quali s’addicono a membri dell’unica famiglia umana. « Tutti i popoli — ha sentenziato infatti il Concilio Vaticano II — formano una sola comunità, hanno un’unica origine, perché Dio ha fatto abitare l’intero genere umano su tutta la faccia della terra (cfr At 17,26), ed hanno anche un solo fine ultimo, Dio ».
Dal Vangelo di Matteo 2,13-15.19-23
« I Magi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: “Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e fuggi in Egitto, e resta là finché non ti avvertirò, perché Erode sta cercando il bambino per ucciderlo”.
Giuseppe, destatosi, prese con sé il bambino e sua madre nella notte e fuggì in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode, perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: “Dall’Egitto ho chiamato il mio figlio”. ».
