La Cattedrale di Gorizia

«Ecco la speranza del mondo!»

domenica 20 gennaio 2008 di don Sinuhe Marotta

« Il giorno dopo, Giovanni vedendo Gesù venire verso di lui disse: «Ecco l’agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo!

Ecco colui del quale io dissi: Dopo di me viene un uomo che mi è passato avanti, perché era prima di me. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare con acqua perché egli fosse fatto conoscere a Israele».

Giovanni rese testimonianza dicendo: “Ho visto lo Spirito scendere come una colomba dal cielo e posarsi su di lui. Io non lo conoscevo, ma chi mi ha inviato a battezzare con acqua mi aveva detto: L’uomo sul quale vedrai scendere e rimanere lo Spirito è colui che battezza in Spirito Santo. E io ho visto e ho reso testimonianza che questi è il Figlio di Dio” ».

(Gv 1,29ss)


Se nel Battesimo di Gesù al Giordano sono stati i cieli ad aprirsi, lasciando intravedere il cuore del Padre, oggi è la terra stessa che si apre, per così dire, a questo suo figlio straordinario.

Se nel giorno del Battesimo al Giordano è la voce del Padre che si ode, oggi è la voce dell’Uomo che risuona, in Giovanni Battista.

Se allora Gesù fu dichiarato Figlio amato dal Padre, oggi è dichiarato dall’Uomo Agnello innocente, destinato al sacrificio.

Se al Battesimo al Giordano Cristo vive la solidarietà con il genere umano, fragile e peccatore, oggi è indicato il terribile nemico contro cui sostenere una lotta mortale: il peccato del mondo. E con questo peccato l’Agnello innocente confliggerà, sacrificato e vincitore.

Quell’Agnello, fragile e potente, non solo cercherà di riunire le pecore perdute di Israele, ma diventerà “luce delle nazioni”, porterà cioè salvezza fino alle estremità della terra. E questa salvezza è la liberazione dal peccato. Di che cosa abbiamo bisogno noi uomini, infatti, se non che venga tolta la radice del male, che ci fa soffrire e ci costringe alla morte? Questa radice è il peccato. “Ecco l’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo!”. Mai parole più belle furono pronunciate a proposito di una persona.

Ci basterebbe quell’ “Ecco!”, come a dire: “Ho trovato; qui c’è qualche cosa o qualcuno che vale davvero, guardate anche voi, non perdete questo incontro straordinario”.

“Ecco l’Agnello di Dio”: mite e mansueto, si è caricato di colpe non sue, ha accettato di portarle con infinita pazienza, sino ad essere sacrificato al posto di altri ingiustamente. Ma non inutilmente!

Egli è di Dio, non dei propri bisogni o desideri, egli appartiene al Dio della vita e non alle istanze del mercato o alle esigenze soffocanti del conformismo contemporaneo.

Davvero il Signore Gesù è la nostra più grande ricchezza, il nostro bene, Egli è “Speranza del mondo”, colui del quale possiamo affermare come Battista: “Ecco!”.


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