La Cattedrale di Gorizia

“Verso la terra che io ti indicherò”

domenica 17 febbraio 2008 di don Sinuhe Marotta

Non solo nel deserto ci conduce lo Spirito di Dio, così come vi ha condotto Gesù, ma oltre ancora. Noi in quel deserto – che è un’immagine del nostro vivere – è ben vero che ci andiamo con gioia, benché nella fatica, perché là vi è Cristo, là Lui combatte con la forza di Dio contro lo spirito del male.

Pur di stargli vicini, anche noi usciamo dalla nostra quiete e ci rechiamo in quel deserto, accettiamo cioè, fuor di metafora, di vivere la nostra vita personale non come un accomodamento, bensì come un combattimento spirituale. Non contro gli altri, evidentemente, quanto piuttosto contro le inclinazioni del male e le sue seduzioni.

Oltre il deserto, però, c’è altro. C’è ancora il viaggio, il cammino, la trasformazione in nomadi e in cercatori della benedizione di Dio: “Il Signore disse ad Abram: vattene dal tuo paese, dalla tua patria, dalla casa di tuo padre, verso il paese che Io ti indicherò”.

Ecco il credente. Un itinerante, non un sedentario, un cercatore e non un rassegnato, un camminatore e non uno seduto, un obbediente - a quel fascino di cui Dio ha circondato il bene, il vero, il giusto – piuttosto che un ribelle capace di seguire soltanto se stesso e le proprie pulsioni.

In Abramo, destinato ad un costante pellegrinare, noi credenti ci riconosciamo volentieri, ancor più se in esso vediamo l’immagine del Figlio, che obbedisce al comando del Padre di lasciare la propria patria divina per divenire pellegrino e camminatore sulle nostre strade umane.

E pur di incontrarlo, pur di seguirlo anche noi diventiamo itineranti, mai paghi di ciò che vediamo e tocchiamo pur di avvicinarci a quel Figlio sul quale nuovamente il Cielo si apre e dalla nube luminosa fa scendere la sua benedizione e il suo compiacimento.

Su quell’alto monte noi intravediamo il nostro destino di luce, per ora soltanto riflesso sul volto di Cristo e dalla balbettante testimonianza dei suoi amici.

L’obbedire alla Parola di Dio – questo infondo significa essere nomadi e credenti – trova la sua meta nell’incontro gioioso in cui cadrà il velo dai nostri occhi e potremo contemplare sull’albero della Croce la gloria del figlio dell’Uomo.


Dal Vangelo di Matteo 17,1-9

« Gesù… fu trasfigurato davanti a loro; il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce.

Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui.

Pietro prese allora la parola e disse a Gesù: “Signore, è bello per noi restare qui; se vuoi, farò qui tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia”.

Egli stava ancora parlando quando una nuvola luminosa li avvolse con la sua ombra. Ed ecco una voce che diceva: “Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto. Ascoltatelo” ».


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