La Cattedrale di Gorizia

«Una cosa so: ero cieco ed ora ci vedo»

domenica 2 marzo 2008 di don Sinuhe Marotta

Si può essere adulti, eppure avere ancora bisogno di nascere. Si possono avere gli occhi, eppure dover ancora cominciare a vedere. Si può avere il cuore, eppure dover ancora pronunciare quelle parole di amore e di abbandono: “Io credo, Signore!”.

Che forte, però, questa scelta di campo del Cristo! Stare dalla parte della luce, portare la luce agli uomini, essere Luce lui stesso, cosicché chi lo segue “non cammina più nelle tenebre, ma ha la luce della Vita”.

E che bello il racconto della guarigione di quel cieco dalla nascita! Come la luce sopravviene al sorgere del sole, come per pura disposizione divina, così la guarigione di quel cieco ha luogo all’arrivo di Gesù. È questi infatti che agisce: con la sua saliva (come se fosse un concentrato del suo soffio e della sua Parola insieme) ricrea del fango (come se dovesse rifare l’uomo creato un tempo con dell’altro fango) e lo guarisce, chiedendogli di compiere un gesto semplice e umanissimo come quello di lavarsi con acqua (come se volesse accennare alla necessità di un Battesimo da compiere).

Ecco il messaggio forte e chiaro che arriva, carico di contestazione e di provocazione delle nostre vite “normali”. Pur adulto - anche per constatazione dei suoi genitori - quell’uomo soltanto ora “viene alla luce”. Pur ricco di esperienza, anche dolorosa – era cieco da sempre – solo ora scopre la profondità della vita. Pur capace di giudicare la realtà – “so che ero cieco” – solo ora coglie la verità – “ora ci vedo”.

E qui comincia la sua nuova vita, desiderio gioioso di raccontare a tutti – a volte costretto, a dire il vero – ciò che gli è accaduto. Il racconto della sua autobiografia diventa illuminante per tutti quelli che incontra, con contraccolpi anche sui detentori del potere politico e religioso del suo ambiente. Ormai vive per testimoniare che cosa il suo Signore è stato capace di compiere in lui.

Che ne è, invece, del nostro essere venuti alla Luce nel Battesimo? Quale consapevolezza ci è rimasta di essere anche noi davanti a Colui che è la “Luce del mondo”? Quali opere gli lasciamo compiere nella nostra vita arruffata e forse troppo veloce?

Abbiamo anche noi la possibilità di lasciare che Cristo compia sugli occhi della nostra anima il suo gesto di guarigione. È il sacramento della Riconciliazione, il “secondo Battesimo”. Esso ci libera dalle false apparenze di innocenza e ci consente di scendere nel cuore della verità del nostro essere, illuminandoci e liberandoci fin nel profondo.


Dal Vangelo di Giovanni 9,1-41

« Passando vide un uomo cieco dalla nascita. […] Detto questo Gesù sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: «Và a lavarti nella piscina di Sìloe (che significa Inviato)». Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva. […]

Intanto condussero dai farisei quello che era stato cieco: era infatti sabato il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi … e gli dissero: «Dà gloria a Dio! Noi sappiamo che quest’uomo è un peccatore». Quegli rispose: «Se sia un peccatore, non lo so; una cosa so: prima ero cieco e ora ci vedo» ».


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