La Cattedrale di Gorizia

“Liberatelo e lasciatelo andare”

domenica 9 marzo 2008 di don Sinuhe Marotta

Chi ha il coraggio di giungere sino alle porte della morte? Chi può avere l’autorità di intimare alla morte cosicché si allontani, ringhiando e mugolando, lasciando lì sul terreno la sua preda umana?

Finché si tratta di parlare di sete, di acqua, di amore, di matrimonio – come fece Gesù con la donna al pozzo di Sicar – va bene; finché si tratta di avere a che fare con la malattia, la cecità - come fece Gesù con il cieco nato – ebbene, questa ancora si può combattere e su di essa, benché difficili, ancora delle parole si possono dire; ma davanti alla morte…

Sete di amore, cecità, tutte forme parziali di non-vita, ma davanti alla morte la vita è sconfitta del tutto. Siamo proprio nel covo del serpente velenoso.

Ma con quale autorevolezza Cristo vi entra, rimettendo tutto in ordine, e togliendo a Morte quelle prerogative di cui si era ingiustamente impossessato. “Liberatelo e lasciatelo andare!”, le sue parole, che con una forza sovrumana e impensabile invertono il corso del fiume ed il precipitare della cascata, aprendo una nuova creazione. Solo il Figlio di Dio, Dio solo, Signore della vita e della morte, può essere capace di tanto.

Ma c’è un simbolo ancora più profondo che ci viene rivelato oggi. Cristo non è il mago che ci toglie dai problemi, non è il distributore gratuito di prodigi che fa della vita una corsa di sola andata verso il Paese dei Balocchi.

Ben ce lo ricorda il profeta Ezechiele, in quell’immagine potente del popolo di Israele disperato, che si sente morto perché lontano da casa, chiuso nella tomba perché sprofondato nel suo peccato che è la dimenticanza del suo Dio.

Che rimando straordinario alla nostra responsabilità!

“Voi siete morti a causa del peccato!”, grida l’apostolo Paolo, “ma lo Spirito darà vita anche ai vostri corpi mortali”, lui che ha risuscitato Cristo dai morti. Quando vi lascerete guidare non dalla carne – cioè dal vostro sfacciato egoismo – ma dallo Spirito del Signore, in una vita riconoscente e generosa.

Ecco perché piange Marta-Chiesa, sorella di tutti i peccatori di questo mondo: perché li vede morti nel cuore che seminano morte attorno a sé.

Ed ecco perché confida e gioisce Maria-Chiesa, perché sa che Cristo è la Risurrezione e la Vita per tutti coloro che lo ascoltano, lo amano e lo seguono. Ora.


Dal Vangelo di Giovanni 11,1-45

« Disse Gesù: «Togliete la pietra!». Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: «Padre, ti ringrazio che mi hai ascoltato. Io sapevo che sempre mi dai ascolto, ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato».

E, detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!». Il morto uscì, con i piedi e le mani avvolti in bende, e il volto coperto da un sudario. Gesù disse loro: «Scioglietelo e lasciatelo andare» ».


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