La Cattedrale di Gorizia

«Ogni lingua proclami che Gesù è il Signore!»

domenica 16 marzo 2008 di don Sinuhe Marotta

Che belle le preghiere della Chiesa che preparano e accompagnano il cammino con le palme e gli ulivi dietro a Gesù! “Concedi a noi, che rechiamo questi rami in onore di Cristo trionfante di rimanere uniti a Lui, per portare frutti di opere buone”. E poi ancora: “Concedi a noi tuoi fedeli che accompagniamo esultanti il Cristo nostro re e Signore di giungere con Lui alla Gerusalemme del cielo”.

Stare con Lui, rimanere uniti a Lui, e prima ancora fare come Lui. Ecco che cosa ci richiama quell’“essere credenti” che a volte dichiariamo. Già la pellegrina Egeria nel IV secolo racconta nei suoi diari di viaggio che in Gerusalemme, quando si leggeva il vangelo dell’ingresso di Gesù a Gerusalemme “subito il Vescovo si alza e con lui tutto il popolo e allora dalla sommità del monte degli Ulivi ci si muove, tutti a piedi, … fino all’Anastasi”.

Così noi oggi, ci muoveremo con in mano rami di ulivo, per mettere i nostri piedi sulle orme della folla cha acclamava Gesù, anzi, per esprimere il nostro desiderio di porre i nostri passi lì dove li ha posti Gesù stesso nel suo cammino di gloria, di abbandono e di risurrezione.

Sant’Andrea di Creta così esortava i suoi fedeli: «Corriamo anche noi insieme a colui che si affretta verso la passione, e imitiamo coloro che gli andarono incontro. Non però per stendere davanti a lui lungo il cammino rami d’olivo o di palme, tappeti o altre cose del genere, ma come per stendere in umile prostrazione e in profonda adorazione dinanzi ai suoi piedi le nostre persone».

Chissà se abbiamo viva in noi questa consapevolezza, che partecipando al rito dell’ulivo ci dichiariamo disponibili ad accettare nella nostra vita la strada della croce percorsa da Gesù, affermando la speranza di giungere con lui alla gloria della risurrezione.

È il ”grande insegnamento” che durante l’anno viene impartito a noi cristiani dalla Chiesa Maestra attraverso la santa Liturgia e noi, discepoli , non possiamo mostrarci distratti o smemorati, perché ne va del nostro destino eterno: “Fa’ che abbiamo sempre presente il grande insegnamento della sua Passione, per poter partecipare alla gloria della risurrezione”. E allora sì, quella volta, ogni lingua “proclamerà che Gesù è il Signore”.


Dal Vangelo di Matteo, 21,1-11

« La folla era numerosissima. Alcuni stendevano sulla strada i loro mantelli, altri invece stendevano ramoscelli tagliati dagli alberi e facevano come un tappeto. La gente che camminava davanti a Gesù e quella che veniva dietro gridava: "Osanna! Gloria al Figlio di Davide! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Gloria a Dio nell’alto dei cieli!".

Quando Gesù entrò in Gerusalemme, tutta la città fu in agitazione. Dicevano: "Ma chi è costui?". La folla rispondeva: "È il profeta! È Gesù, quello che viene da Nàzaret di Galilea" »


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