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La Parola della settimana

Risurrezione e vita

Potremmo tranquillamente prendere le frasi pronunciate da Marta e Maria nel vangelo di oggi davanti alla morte del fratello Lazzaro e porle sulla bocca di coloro che sono toccati da più vicino dal coronavirus, ma anche da tutte le altre fonti di sofferenza che uccidono oggi: guerra, campi profughi disumani, malattie “tradizionali”, violenza domestica, dipendenze, incidenti sul lavoro… “Signore, ecco, colui che tu ami è malato”; “Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!”; “so che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno (… ma intanto è morto e io sento la sua mancanza); “Signore, manda già cattivo odore: lì da quattro giorni (sei arrivato tardi…)”.

La sofferenza e la morte, insieme al silenzio di Dio davanti alle nostre invocazioni, sono la sfida più grande alla fede, al fidarsi di Lui.

Noi ci aspetteremmo che Dio ci risolva i problemi e intervenga in modo deciso perché siamo preservati dalla sofferenza e dalla morte. Invece il suo modo di agire è diverso… Per prima cosa Gesù entra fino in fondo nella nostra umanità. Il brano è molto bello perché presenta tutto lo spettro delle emozioni e delle situazioni vitali: sicurezza, disperazione, dubbio, incomprensione, determinazione, compassione, recriminazione, fiducia, commozione, pianto, rabbia, gioia… Inoltre sono presenti quasi tutti i sensi: vista, tatto, olfatto, udito… Insomma il vangelo ci parla di un Gesù che condivide in pieno il nostro vissuto. Lo farà con ancora più determinazione nella sua passione: Gesù andrà fino in fondo nel condividere la nostra fragilità, fino a sperimentare la morte, fino ad inabissarsi nella tomba. E noi diciamo che questo andare fino in fondo nella solidarietà con noi è salvifico… questo ci fa intuire che la salvezza che Gesù ci offre non ha a che fare con l’essere preservati dalle fatiche, ma dal dover affrontare le fatiche da soli.

Sappiamo che Lui condivide con noi tutto, niente ci può separare dalla relazione con Lui, nemmeno la sofferenza e la morte, perché lo troviamo anche lì, non come un estraneo, né come una vittima, ma come colui che sceglie di stare con noi sempre. La risurrezione e la vita eterna non sono qualcosa che ci attende alla fine della vita (così come faceva pensare la risposta di Marta), ma è qualcosa già possibile qui se custodiamo la comunione. La vita e la risurrezione è la comunione: se noi siamo in comunione con Dio e tra di noi, allora siamo già nella vita di Dio.

Quanto è importante che custodiamo anche in questo tempo di isolamento forzato, un cuore capace di comunione, ovvero capace di vita.


Vieni in nostro aiuto, Padre misericordioso, perché possiamo vivere e agire sempre in quella carità, che spinse il tuo Figlio a dare la vita per noi. Amen.


Dal Vangelo di Giovanni 11,1-45

“Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?». Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo».”