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    Sono pesanti le conseguenze a livello economico e finanziario che l’attuale emergenza sanitaria legata alla pandemia Covid-19 sta avendo sulla vita di molte famiglie e persone anche nel nostro (...)

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    Rubrica Liturgia il 21 novembre 2020

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    Nel nostro modo di leggere la Scrittura abbiamo sempre la tentazione di fare una lettura moralistica, che ci aiuti a capire che cosa dobbiamo fare. Se leggiamo così la parabola dei talenti, probabilmente ci sembrerà (...)

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La Parola della settimana

Oggi e attesa

In questi giorni stiamo vivendo in modo molto strano il tempo: siamo tutti in attesa che la pandemia si attenui almeno un po’ e ci permetta di vivere come eravamo abituati prima. Siamo tutti in attesa di poter riabbracciare le persone care e di poterci incontrare con maggior libertà. Anche dal punto di vista pastorale vorremmo poter avere gli appuntamenti che consideravamo come importanti nel nostro calendario, tanto più ora che ci avviciniamo ad un tempo così denso e bello come quello dell’Avvento e del Natale. L’attesa di un qualcosa che deve venire ci assorbe tante energie e corriamo il rischio di trascurare il presente.

La Parola di Dio di oggi ci aiuta a stare in questa tensione tra l’attesa e il presente. La grande scena del giudizio finale che ci presenta il vangelo oggi, proiettandoci nel futuro di cui siamo in attesa, in realtà ci rimanda al presente. In realtà alla fine ci attende ciò che stiamo vivendo oggi.

Se oggi mi avvicino al fratello, soprattutto quando lo vedo più vulnerabile perché affamato, assetato, umiliato, straniero, ammalato o imprigionato, nel tempo che attendo, nel tempo della verità, mi verrà detto “venite benedetti dal Padre mio”. La salvezza consiste nell’avvicinarsi al Figlio, ma la vicinanza sarà vera se oggi mi avvicino al fratello.

Se oggi tengo lontano il fratello, soprattutto quando lo vedo più in difficoltà, nel tempo che attendo, nel tempo della verità, mi verrà detto “allontanatevi da me”. Una vita fallita e maledetta è quella di chi si allontana dal Figlio. Tenere lontano il fratello mi predispone anche a tenermi lontano dal Figlio, e questo è il fallimento della vita.

Il tempo presente va vissuto, per quanto ci è concesso, come tempo per farsi vicino al fratello. Ma se non possiamo avvicinarci come abbiamo fatto fino allo scoppiare della pandemia non significa che non si possano trovare nuove modalità di vicinanza. Se non possiamo vivere l’Avvento come abbiamo fatto gli anni scorsi, non significa che non possiamo inventare nuovi modi per preparare il nostro cuore alla venuta del Signore alla fine della storia e nell’incontro di oggi col povero.

A noi che sappiamo che alla fine saremo valutati sull’amore vissuto oggi, ci viene chiesto un surplus di creatività per inventare nuovi modi per essere vicini ai fratelli e quindi essere vicini al Figlio e alla benedizione del Padre.


Dio onnipotente ed eterno, che hai voluto rinnovare tutte le cose in Cristo tuo Figlio, Re dell’universo, fa’ che ogni creatura, libera M dalla schiavitù del peccato, ti serva e ti lodi senza fine. Amen.


Dal Vangelo di Matteo 25,31-46

“Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”.