Le nostre comunità sono reduci dal ricchissimo tour natalizio, in cui la Chiesa ci ha fatto contemplare il Figlio di Dio incarnato nella nostra natura umana. Il Bambino onorato dai Magi d’Oriente viene poi indicato dal Giovanni Battista come il Messia.
Ma la domenica odierna ci porta ancora più in profondità, svelandoci il volto profondo di Dio che si è fatto vicino in Cristo. Anzi, dovremmo dire che ci ha “sposati” in Cristo. È l’immagine delle nozze, infatti, che meglio dice il desiderio di Dio nei nostri confronti, desiderio che ha preso carne in Gesù di Nazareth.
Già il profeta Isaia, a dire il vero, intravede il legame non più incrinabile di Dio con la nostra umanità sotto la forma lieta e definitiva di un matrimonio. Mai più l’umanità potrà dirsi “abbandonata” o “devastata”, ma solo nomi d’amore le saranno indirizzati: “mio compiacimento”, “sposata”, dove in questa condizione non è identificata nessuna perdita di libertà o carico di impegni da rinviare il più tardi possibile e simili; ma legame fedele e rassicurante, abbandono fiducioso e reciproco, certezza di poter contare sull’altro e di esserne protetti e amati, nella gioia (cfr. prima lettura, Is 62, 1-5).
Comprendiamo allora perché ciò che accadde nel corso di quel matrimonio nella minuscola Cana di Galilea ha per così dire “bucato gli schermi” della memoria e della fede dei discepoli , tanto da arrivare sino a noi. E pensare che Gesù vi è invitato sembra neppure direttamente, ma solo per convenienza in quanto invitata la Madre.
Ma la sua figura si impone immediatamente, quasi oscurando quella del povero sposo umano, non tanto per i quasi 600 litri di vino buono aggiunti alla festa, quanto piuttosto per il messaggio giunto a chi ha visto: quella festa di matrimonio non doveva finire malamente, come il legame tra Dio e l’uomo; ora è giunto uno Sposo che sa come non far più mancare il vino-amore-gioia nella festa della vita. Anzi, verrà l’ora in cui non servirà più neppure l’immagine - comunque velata - del vino da una giara per capire che Dio ci ama, ma si vedrà direttamente il sangue rubino versato da un cuore trafitto, dopo aver ricevuto come massimo spregio del vino andato aceto su labbra che hanno avuto la colpa di dire solo parole buone d’amore infinito ed eterno.
È bello in quest’Anno Sacerdotale ricordare che il sacerdote, “amico dello sposo”, è chiamato a offrire quel Vino buono sulla mensa delle nostre chiese, in ogni Eucaristia.
Dal libro del profeta Isaia 62,1-5
« Nessuno ti chiamerà più Abbandonata,
né la tua terra sarà più detta Devastata,
ma sarai chiamata Mia Gioia
e la tua terra Sposata,
perché il Signore troverà in te la sua delizia
e la tua terra avrà uno sposo.
Sì, come un giovane sposa una vergine,
così ti sposeranno i tuoi figli;
come gioisce lo sposo per la sposa,
così il tuo Dio gioirà per te ».
