"Fa’ che abbiamo sempre presente l’insegnamento della sua passione”: questo pregheremo nella liturgia odierna e questo mediteremo aiutati dagli scritti profetici e dalla contemplazione della Passione del Signore. Il tutto per poter “partecipare alla gloria della risurrezione”, compito che si assumerà generosamente la liturgia pasquale e - da lì – di ogni domenica e di ogni Eucaristia.
Ed infatti, quella di avere “gli stessi sentimenti di Cristo Gesù” – “affetti”, potremmo meglio dire – è la consegna che l’apostolo Paolo affida ai cristiani di Filippi, e a noi oggi che ascoltiamo le sue parole, poche righe prima dello splendido inno che ci viene proposto dalla liturgia odierna.
“Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù” (Fil 2,5), il quale inverte in se stesso la possente corrente del fiume della natura umana, se potessimo dire. Natura che spinge da poveri a diventare ricchi, dal pericolo a fuggire verso la sicurezza, che dalla condizione di serva vuole diventare padrona.
Non è stato così per Colui che è uguale a Dio: quasi attratto dalla nostra misera umanità, come un agnello assetato è attratto dall’acqua, il Figlio abbandona il suo tesoro più prezioso – la natura divina – per abbracciare in maniera indissolubile le povere membra dei servi ed i loro miseri panni; anzi, per abbracciare gli ultimi degli ultimi: i condannati a morte.
Tutto dona, anche se stesso; tutto crede, anche la menzogna traditrice; tutto sopporta, anche le torture e la morte; tutto spera, nell’abbandono terribile che ha esperimentato, anche che il Padre interverrà e non resterà insensibile di fronte al gesto di somma obbedienza che l’ha consegnato in braccio alla morte, quella di croce, aggiungerà Paolo.
Davvero questo abbassamento radicale – “svuotamento”, scriverà l’Apostolo – inverte il flusso della natura umana, come accade al sangue del neonato quando, uscendo dal grembo materno, gli viene tranciato il cordone ombelicale, come si fa nel ricondizionamento del cuore dispettoso, quando con una scossa lo si fa ripartire con le pulsazioni corrette.
Dio ha risollevato il Cristo, l’ha rialzato e innalzato sopra i cieli perché ha visto in Lui la creazione finalmente compiuta, l’Uomo finalmente realizzato, l’alleanza fra Cielo e Terra finalmente sancita.
Pieghiamo anche noi i cuori e le ginocchia di fronte a Colui che facendosi il più piccolo è divenuto il più grande; proclamiamo anche noi che è proprio Lui il Signore del Cielo e della Terra, Signore crocifisso e risorto.
E il Padre risplenderà di gloria, nei cieli e nel cuore di ogni uomo.
Dalla lettera di S. Paolo apostolo ai Filippesi 2,6-11
« Cristo Gesù, pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l’essere come Dio, ma svuotò se stesso assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini. Dall’aspetto riconosciuto come uomo, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce.
Per questo Dio lo esaltò e gli donò il nome che è al di sopra di ogni nome, perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra, e ogni lingua proclami: «Gesù Cristo è Signore!», a gloria di Dio Padre ».
