Che gioia: un nuovo inizio! Nel cuore della notte, un nuovo anno di fede ci viene incontro con la prima domenica d’Avvento. Una nuova soglia da attraversare, per entrare in una storia rinnovata, in una vita più fresca e sobria, più desiderosa di luce.
Che trepidazione: il Signore Dio ha ancora fiducia in noi! Sa come siamo, conosce le nostre fragilità, le nostre paure e anche le nostre miserie, eppure ancora ci dice: Ricominciate! State pronti! Vegliate! Non basterebbe questo per fare della nostra fede cristiana una cosa bella, una perla preziosa, pur tra tanta polvere e qualche ragnatela?
Sì, il Figlio Unigenito ritornerà, alla fine della storia umana. Ritornerà bello, luminoso e pieno di forza: “glorioso”, dice la nostra liturgia, tanto bello e luminoso da farsi contemplare per l’eternità.
“Cercate di capire questo”, dice oggi il Signore. Che cosa dobbiamo capire? Che ci sono due categorie di persone, uomini o donne non importa: “una verrà portata via e l’altra lasciata”. La prospettiva della venuta finale di Cristo fa la differenza tra gli uomini. Non è più vero che tutto si equivale, che un’opinione vale l’altra, che una scelta vale l’altra.
E qual è la grande differenza tra gli uomini? “Mangiavano e bevevano, prendevano moglie e marito… e non si accorsero di nulla”. C’è chi vive la vita compiendo semplicemente i gesti che la perpetuano: nutrirsi e riprodursi. Ma non ne vede il senso, la direzione, non ne coglie i momenti decisivi. Un’umanità inconsapevole che accatasta giorni inconsapevoli su giorni inconsapevoli. E sarà il diluvio, la morte, che spazzerà via ogni cosa e ogni giorno sprecato, senza lasciar traccia di chi vive costantemente al di fuori della propria coscienza.
C’è invece chi vive la vita toccato dalle parole di Cristo. Ha creduto che la vita e la storia hanno una direzione, un senso. È chi vede che in queste va costruito con impegno e sacrificio il bene e non il male, è chi vede che ciò che diffonde morte va trasformato in strumento di vita, come il profeta Isaia ci fa intravedere “alla fine dei giorni sul monte del tempio del Signore”.
È chi sa che incontrerà il Signore al termine del viaggio su questa terra, desidera con desiderio indomabile questo incontro e lo prepara “vegliando”, cioè desiderando e agendo, pregando e prendendosi cura dell’altro, specie del più fragile. In questo modo ci svegliamo dal sonno, come ci richiama l’apostolo Paolo.
E allora, in questo nuovo inizio d’Avvento, lasciamo da parte gli stili di vita vergognosi e disimpegnati. Lasciamoci guidare dalla Madre Chiesa nella sua liturgia e nei suoi echi: le famiglie dagli strumenti della Caritas, i più piccoli dall’esempio del beato Carlo d’Austria, insegnando loro a mettere da parte i propri soldini per il progetto a favore dei bambini soldato del Congo. Noi adulti, mostriamoci attenti alle radici solidali dell’economia, informandoci, e offrendo per l’Emporio della solidarietà che sta nascendo in diocesi.
Così attenderemo la venuta del Cristo glorioso, una presenza da attendere.
Dal Vangelo di Matteo 24,37-44
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».
