Home page Spazio per l’anima La Parola della settimana “Una luce è sorta”

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Ogni inizio porta in sé una dimensione di piccolezza quasi irrilevante, ma che – se ben accolta – genera frutti a volte insperati e inattesi. Che cos’è infatti una scintilla rispetto alla fiamma che verrà accesa; un seme rispetto all’albero cresciuto; un embrione rispetto all’essere umano generato? E che cos’erano quelle parole o la persona stessa di Gesù rispetto alla foresta della Chiesa, cresciuta nei due millenni della sua storia e rispetto all’ambiente difficile in cui sono apparsi?

Erano una piccola luce nelle tenebre. Tenebre erano l’arresto dell’innocente e coraggioso Giovanni Battista; tenebre erano nell’immaginario dell’autore sacro quel trovarsi ai margini, se non fuori, di Israele, in quel caos di popolazioni imbastardite – “Galilea delle genti” – che ogni confine conosce; tenebre erano la distruzione di Gerusalemme ad opera delle truppe di Roma nell’anno 70 d.C., tempo in cui probabilmente fu redatto il Vangelo, e che procurarono sangue e dispersione dei credenti.

È bello contemplare che “luce” è stata la parola buona proclamata da Gesù; luce è stata la sua stessa persona, dai suoi stessi passi portata attorno per i villaggi pressoché insignificanti di quella periferia del mondo, quale la “Galilea delle genti”.

Come dovrebbero incoraggiare ogni genitore e ogni educatore queste parole! Benché magari in un inizio faticoso, sapere di aver il compito di proferire parole buone, luminose, piccole e quasi nulla rispetto agli spazi e tempi di una vita e del vasto mondo in cui sono pronunciate. Parole situate all’inizio di una giovane vita affidataci, all’inizio di un nuovo progetto, di una nuova chiamata a coinvolgersi nell’avventura dell’esistenza.

“Seguitemi”, dirà Gesù ai due fratelli Simone e Andrea, ponendosi come “luce” che indica la novità, la via, la via nuova. E ne ha ben il diritto, visto chi è la sua persona! “Seguimi”, dicono in un certo senso ogni genitore e ogni educatore, ponendo se stessi come riferimento buono – provvisorio, ma indispensabile - per chi la vita la sta iniziando, per chi la via la sta ancora cercando.

Come non sentire il bisogno, allora, di stare vicini alla vera “luce del mondo”, a Colui che – unico – può dire senza timore di essere smentito: Seguitemi, che farò nuova la vostra vita?

Seguire Cristo, mozzo della ruota attorno alla quale gira il mondo, significa anche costruire l’unità tra i credenti e tra gli uomini. Più vicini siamo al mozzo, più vicini siamo gli uni agli altri, come accade ai raggi man mano che si avvicinano al centro della ruota.

Ci fa bene ricordarlo, in questa Settimana di preghiera per l’Unità dei Cristiani.


Dal Vangelo di Matteo 4,12-23

Quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, lasciò Nàzaret e andò ad abitare a Cafàrnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa: «Terra di Zàbulon e terra di Nèftali, sulla via del mare, oltre il Giordano, Galilea delle genti! Il popolo che abitava nelle tenebre vide una grande luce, per quelli che abitavano in regione e ombra di morte una luce è sorta».